27 marzo 2017

Torta di carote e mandorle ... e i carrelli angoscianti!


Tutto ciò che viene dalla mia cucina
 è cresciuto nel cuore
(Paul Eluard)

Sembra come se il mondo si fosse diviso in due, da una parte le persone che amano il cibo, ne ricercano la qualità, la genuinità, seguendo la stagionalità dei prodotti da portare in tavola, che si rivolgono sempre più spesso al mercato del bio, delle piccole aziende, della filiera corta. Uomini e donne che provano piacere, a spendere un’oretta del proprio tempo libero per sfornare un dolce fatto in casa per i propri cari, o dividere con gli amici un buon piatto di pasta, magari semplice, ma dove la qualità degli ingredienti fa la differenza alla prima forchettata. Dall'altra parte invece,  c’è un mondo che compra precotto… quei carrelli del supermercato  pieni di vaschette e buste monodose, che ti fanno tristezza solo a guardarli !  Lasagne, cannelloni, contorni di verdura, gnocchi, purè, primi piatti, secondi, sughi, creme di verdura, sautè di cozze, spaghetti con le vongole (li ho visti!), minestroni, pasta per la pizza, dolci… tanti dolci …  ho addirittura visto panini imbottiti! Il precotto, il pronto, il confezionato, il cibo tolto dal freezer, passato al microonde, estratto dalla vaschetta e messo a tavola. Non sono una santa, capita anche a me di acquistare la sfoglia nel rotolo per fare una quiche, o il granulato per un brodo veloce, ma a tutto c’è un limite!  Non credo assolutamente che la risposta a certi comportamenti insani sia la mancanza di tempo. Per un semplice piatto di pasta, una scaloppina, un’insalata ci vogliono pochi minuti e anche poche competenze. I piatti pronti ridurranno il  tempo di preparazione, la “fatica”, ma sicuramente anche il valore nutrizionale, energetico e soprattutto l’apporto di genuinità per il nostro organismo. I cibi precotti, in quanto tali, contengono un alto tasso di conservanti,  additivi e di grassi economici (margarine, grassi idrogenati, grassi vegetali generici). Per non parlare delle norme igieniche,  non possiamo conoscere esattamente le modalità attraverso cui sono stati preparati e confezionati.  Il problema principale legato a questi cibi, è  proprio quello di ignorare effettivamente il valore e gli standard nutrizionali di quello che si ingerisce.  E non ho scelto a caso questo verbo da utilizzare, perché è così che mi ricollego alla dicotomia di cui parlavo all'inizio: da una parte c’è chi ingerisce e dall'altra chi gusta. Da un lato blog, libri, chef,  ore di ricette in televisione e  dall'altro lato il cibo spazzatura, il cibo dichiarato senza conservanti e coloranti, ma che vive mesi e anni fuori dal frigorifero, croissant con creme pasticcere o confetture a temperatura ambiente che durano mesi inalterati. E tutte quelle scritte “senza” laddove l’unico vero senza di quelle bellissime confezioni, è il non sapere la provenienza degli ingredienti, perché magari sarà vero che non c’è il tanto famigerato olio di palma, ma magari la farina viene dalla Russia!  Mi dispiace, ma non capisco il perché di certe scelte, forse mancanza di cultura alimentare … oppure … non lo so, ma trovo sconvolgente quanto tante persone non si rendano conto di quanto non vogliano realmente bene  a se stessi, ingerendo certa roba.. Spesso c’è poco tempo, a volte si è inesperti, ma ribadisco per cucinare in modo semplice, gustoso e salutare serve poco tempo e nessuna fatica, e a volte è semplicissimo anche fare un dolce, basta scegliere la ricetta giusta, oggi per esempio vi lascio una torta, semplice gustosa e salutare. 



21 marzo 2017

Biscotti di frolla montata alle mandorle ... e decisione presa!


Sogna ciò che ti va,  vai dove vuoi
 sii ciò che vuoi essere
 perché hai solo una vita 
e una sola possibilità
 di fare le cose, che vuoi fare. 
(Paulo Coelho)


Tutti intorno a me mi dicevano che era la cosa giusta da fare, che non dovevo far vincere i sentimenti, che era più logico vendere … che bisogna aver coraggio e troncare con il passato. Facile a dirsi, ma io sono una sentimentale e in quella casa, estate dopo estate, mia figlia ha trascorso i suoi primi vent’anni …una casa fatta solo di ricordi felici come solo una abitazione vacanziera può essere. Le grandi cene in giardino con mio padre e mio suocero davanti al barbecue … mia nipote che correva in triciclo, mia figlia che sguazzava felice in piscina schizzando ovunque, mia suocera che preparava per tutti la parmigiana di melanzane … mio fratello addormentato sull’amaca … le feste di ferragosto con gli amici … Però la vita è in evoluzione costante, i figli crescono, le persone cambiano, molte purtroppo non ci sono più … cambiano i desideri … e le grandi case sono sempre più vuote, ma in compenso le tasse aumentano….e non ha senso mantenere una casa, per aprirla solo due o tre settimane all’anno. Per la mia famiglia era una decisione presa, mio marito e mia figlia sono due super razionali per cui per loro la logica batte il cuore, ma per me … io sono diversa … io sono cuore … stomaco … istinto … Mi sono isolata, mi sono allontana anche dai social e dal blog, ho regalato a me stessa … tempo. E’ come se in questa settimana avessi spento tutto intorno a me, avevo bisogno di stare solo con me stessa … ho passeggiato tanto, riflettuto tanto … e finalmente il mio cuore ha capito e il mio cervello ha deciso. La casa del mare si vende, perché quei muri non servono più, non ci sono più bimbi piccoli che corrono in giardino e passano le ore in spiaggia con secchiello e paletta, non ci sono più nonni che con piacere si prendono cura del giardino andandoci anche quando tu non puoi … ora si paga il giardiniere tutto l’anno, non c’è più la voglia durante il week end di rifugiarsi in quella bianca casa, ora dopo una settimana di università o di lavoro si ha voglia di una cenetta con gli amici, di un teatro o semplicemente di non trovarsi bloccati nel traffico per tre ore! Non certo a cuor leggero,  ma come spesso accade per le mie decisioni più sofferte, davanti ad un buon tè accompagnato dai dei golosi biscottini, ho deciso ed ora mi sento più leggera perché so di aver fatto la scelta più saggia, venderò quelle mura che sicuramente faranno la felicità di un’altra famiglia e terrò per sempre stretti nel mio cuore tutti i suoi ricordi …. 



14 marzo 2017

Di decisioni e di panini ...


Ciò che tu puoi fare
è solo una goccia dell'oceano, 
ma è questa goccia che dà significato alla tua vita.
(Ermes Ronchi)


La vita è piena di decisioni da prendere, dalle più semplici alle più complesse. Prendiamo decisioni tutti i giorni, a volte anche quando non ce ne rendiamo conto …tè o caffè, macchina o autobus, pantaloni o gonna, film o concerto?  Ma a volte dobbiamo prendere delle decisioni difficili, complicate, sofferte. Le più difficili, per me, sono quelle decisioni che nella realtà non sono obbligate … laddove potrei semplicemente non scegliere, lasciare semplicemente lo status quo …. Sono quei momenti in cui vorrei tornare indietro nel tempo, quando non ero io l’adulta, quando c’erano  i miei genitori a prendere la decisione giusta per tutta la famiglia. Decidere può essere veramente molto complicato, quando la paura di sbagliare ti attanaglia, quando la tua scelta finale qualunque essa sia coinvolgerà le persone che ami, quando da una parte batte il cuore e dall’altra parla la logica.... Tagliare i legami con i ricordi è sempre la cosa più difficile, abbandonare un posto in cui hai amato, gioito, pianto, riso … vissuto non è mai semplice. Chiudere per sempre  quelle finestre, quella porta ….  Devo decidere … ho bisogno di tempo. E intanto impasto per rilassarmi, una cosa semplice, soffice … panini all'olio, ottimi  e perfetti sempre in ogni momento della giornata sia con il dolce che con il salato.




6 marzo 2017

Madeleine à l'orange


Dobbiamo essere grati 
alle persone che ci rendono felici.
Sono i premurosi giardinieri
che fanno fiorire la nostra anima.
M. Proust


Non la definirei proprio un  biscotto, è più un piccolo dolce, la  madeleine è deliziosamente soffice, esteticamente perfetta,  meravigliosamente elegante, una piccola regina tra i dolci di origine francese. La nascita di questo dolce è oggetto di diverse ipotesi e leggende.  Secondo alcuni, deve il suo nome ad una donna di nome Maddalena, che offrì a dei pellegrini diretti a San Giacomo di Compostela un dolce modellato nel guscio di capasanta.  Un’altra storia racconta, invece,  la loro nascita nelle cucine del re Stanislas, intorno al 1750. Il re di Polonia era anche  duca di Lorena,  e lì aveva una seconda residenza a Commercy. La leggenda racconta che fosse molto goloso e che pretendesse dalla cucina sempre nuove proposte, ed un giorno la sua  cuoca,  di nome Madeleine, gli propose questi dolcetti spugnosi . Dalle cucine del duca di Lorena  le madeleine  arrivarono alle grandi sale di Versailles, tramite Maria Leszczyńska, figlia di Stanislas e moglie del re Luigi XV,  che prese l’abitudine di  offrire questi piccoli dolci ai suoi ospiti, insieme al tè. Le madeleine sono  facilissime da preparare, basta lo stampo adatto e qualche accorgimento: L’impasto delle madeleine è veloce da preparare, così come la cottura, ma il trucco sta nel far passare alcune ore, meglio tutta la notte, in frigorifero. Poi secondo consiglio, dopo aver  imburrato  e infarinato  lo stampo, mettetelo in frigorifero  per una diecina di minuti prima della distribuzione dell’impasto, ultima cosa … la ricetta  prevede il burro, ma il trucco dei pasticceri francesi sembra sia quello di aggiungere  un cucchiaio di olio di semi nell’impasto.  



2 marzo 2017

Lasagna alla crema di carciofi, con provola e prosciutto cotto


La vera grandezza 
non è nella forza,  ma nel cuore.

(S. Littleword)



Mi hanno insegnato a rispettare le persone anziane e a proteggere i bambini. Mi hanno insegnato che questa terra non è nostra, ma è un tesoro da tutelare per le generazioni future. Mi hanno insegnato ad aver coraggio, ma a non nascondere la paura. Mi hanno insegnato a dare una mano quando mi è possibile, a difendere i più deboli e a prestare soccorso a chi ha bisogno. Mi hanno insegnato che i differenti tratti somatici o il differente colore di pelle identificano le razze che abitano questa terra e queste differenze culturali ci rendono grandi e dovrebbero renderci migliori. Mi hanno insegnato l’onestà e  la lealtà, la comprensione ed il dialogo. Mi hanno insegnato che la supremazia, l’imposizione,  il predominio, la dominazione dovevano rimanere relegati nei libri di storia. Mi hanno insegnato  a far valere i miei diritti usando la penna e non la spada. Mi hanno insegnato a rispettare i diritti altrui…. Ma non mi hanno insegnato a vivere questo mondo folle, dove tutto è il contrario di tutto. Dove chi era a destra va a sinistra, dove chi ruba  fa politica, e chi uccide va a casa. Dove chi ha problemi viene additato, preso in giro, isolato. Dove il diverso è male. Dove hai 4500 amici, che non conosci, ma nessun amico nel palazzo dove abiti. Dove i genitori uccidono i figli ed i figli i genitori. Dove gli anziani vengono abbandonati. Dove il cibo è contaminato e le opere d’arte vengono distrutte in nome della guerra. Un mondo dove nessuno ha più tempo, dove tutti corrono, dove è più importante un like che una stretta di mano … un mondo così non mi piace.  Ma sono nata fiduciosa, per cui spero…spero nelle prossime generazioni, in quella di mia figlia e dei miei nipoti, spero che loro riescano dove noi abbiamo fallito. Ed intanto vivo, così come mi hanno insegnato, camminando a testa alta, ammirando il tramonto, apprezzando e rispettando sia la natura che le antiche vestigia, godendo delle piccole cose, coccolando chi amo ... magari cucinando una deliziosa lasagna come questa, nata per caso vedendo al mercato dei meravigliosi mazzi di carciofi. 



21 febbraio 2017

Le frittelle di carnevale al Marsala

Viva i coriandoli di Carnevale,
bombe di carta che non fan male!
Van per le strade in gaia compagnia
i guerrieri dell’allegria:
si sparano in faccia risate
scacciapensieri,
si fanno prigionieri
con le stelle filanti colorate.
Non servono infermieri
perchè i feriti guariscono
con una caramella.
Guida l’assalto, a passo di tarantella,
il generale in capo Pulcinella.
Cessata la battaglia, tutti a nanna.
Sul guanciale
spicca come una medaglia
un coriandolo di Carnevale.
G.Rodari

Febbraio  è il mese del carnevale, delle maschere, dei coriandoli  e dei dolci fritti. E anche quando non si è più ragazzini o quando non ci  sono in casa bambini quello che rimane sempre a tutte le età è la voglia di fritti golosi. A casa noi siamo tutti molto golosi, e il  Carnevale è sicuramente l'occasione perfetta per concedersi qualche ghiottissimo peccato di gola! Ma in questo fine settimana non ho avuto molto tempo da dedicare alla cucina, per cui non volendo privare il pranzo della domenica dal dolcino in stile carnevalesco, ho optato per delle velocissime e sofficissime frittelle, tipiche delle zone del basso lazio. Provatele ... non vi  pentirete!!!   




16 febbraio 2017

Pasta con zucca, ricotta di bufala e pistacchio di Bronte

Ogni giorno
per andare al lavoro, per mangiare,
per muoverci, per vivere, 
noi compiamo una serie infinita di atti di fiducia.
Ci affidiamo agli altri, 
al medico che ci cura,
al muratore che ha costruito la nostra casa,
al pizzaiolo che ci fa mangiare,
al pilota che ci deve portare lontano.
Diamo fiducia non perché lo vogliamo,
non perché davvero ci fidiamo, 
ma perché non possiamo farne a meno.
E non è vero che la fiducia si dà solo alle cose serie,
spesso la fiducia si dà a tutto e tutti, 
per obbligo,
perché la fiducia ci fa vivere. 
E morire.
(A. Perissinotto)

Ultimamente aver fiducia sul cibo che troviamo posizionato sugli scaffali dei negozi è sempre più difficile. Anche se fortunatamente in Europa siamo più tutelati che in altri paesi.  Sapete ad esempio cosa sono le aflatossine?  Io non ne avevo mai sentito parlare, ma sono andata a documentarmi. Le aflatossine  sono micotossine prodotte da specie fungine appartenenti alla classe degli Ascomiceti  o da altre muffe, sono altamente tossiche e sono state classificate tra i cancerogeni certi per l'uomo già dal 1993 dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Le aflatossine non si vedono e non hanno alcun sapore, si sviluppano soprattutto sui cereali, sui legumi, sui semi oleaginosi come le arachidi, sulle spezie e sulla la frutta secca. Le muffe sui cibi non sono indicative della loro presenza, solo un serio controllo della filiera di coltivazione e produzione consente ai consumatori di essere certi di non correre rischi. L'Unione Europea ha introdotto diverse norme per ridurre al minimo la presenza di aflatossine negli alimenti. Ma al di fuori dell’Unione …?? I controlli non dipendono dai singoli, ma dai sistemi messi a punto dalle autorità per la sicurezza alimentare. Vi starete chiedendo perché questo improvviso interessamento da parte mia a queste muffe. Perché purtroppo ho letto che solo negli ultimi giorni l’Italia ha respinto alla frontiera, proprio  per l’alto contenuto di aflatossine, pistacchi sgusciati provenienti dall’Iran, nocciole provenienti dall’Azerbaijan,  arachidi provenienti dall’Egitto e mandorle con guscio provenienti dagli Stati Uniti. Lascio a voi i commenti e le conclusioni, io personalmente sono sempre più convinta della mia scelta di mangiare solo made in Italy, possibilmente seguendo il calendario delle stagionalità e ove possibile prediligendo la filiera corta. La grande qualità italiana, sarà sicuramente più cara, ma certamente più controllata oltre che notevolmente migliore di gusto. Volete forse mettere i pistacchi iraniani o turchi con il divino oro verde di Bronte? 



14 febbraio 2017

Un cuore di mela e amaretti


Qualunque cosa distrugga la libertà
non è amore
Deve trattarsi di altro
perché amore e libertà vanno a braccetto
sono due ali dello stesso gabbiano.
(Osho)


L'amore è molto più di un sentimento euforico e casuale. Amare è perdonare, incoraggiare i sogni dell'altro, rispettarne le scelte, amare è comprensione, è darsi conforto nel dolore, affrontare le tempeste insieme, prendersi cura della famiglia. Amare non è l’innamoramento, è un sentimento molto più ampio, profondo e straordinario. L’amore dovrebbe riempire il cuore, senza appesantirlo, senza obblighi né costrizioni. Dovrebbe farti sentire più sereno, anche solo per la consapevolezza di non essere solo ad affrontare tutto, cosciente che li per te c’è qualcuno ... una mamma …un papà... una figlia... un figlio… un compagno … un amico … un fratello … una sorella … qualcuno che ti ama, semplicemente così come sei. Perché l’amore in fondo è semplice, proprio come questa torta.  




6 febbraio 2017

Le chiacchiere di Igino Massari


La pasticceria nel suo essere
 è la tentazione del peccato di gola.
 E’ il cibo della trasgressione del corpo 
per accontentare l’anima.

(I. Massari)


Un omaccione dall'aria burbera e austera, apparentemente ruvido, che racconta anche di essere stato un pugile… Un professionista elegante, dal gusto ricercato, capace di decorare una torta con la delicatezza di un artista, appassionato di poesia, di  letteratura e  di chimica. Si rimane incantati ad ascoltarlo spiegare formule chimiche come fossero ricette …  un grande professionista che è allo stesso tempo alchimista e artigiano, ricercatore e creatore, Massari è unico ed incomparabile, un genio,  considerato  la personalità di maggiore spicco della pasticceria italiana nel mondo. Ho quasi tutti i suoi libri, da cui traggo insegnamenti preziosi, ed è da uno di questi libri che oggi traggo una ricetta a tema carnevalesco … le chiacchiere! Anche su questo semplicissimo dolce che tutti facciamo da sempre, il maestro ha qualcosa da insegnarci, primo fra tutti l’utilizzo di una farina forte. Ci spiega infatti che “La farina ricca di proteine ha la capacità di gonfiarsi in fase di cottura, rendendo questo fritto leggero, poiché assorbe pochissimo olio”. Massari consiglia anche il riposo dell’impasto, in quanto  “Il riposo dell’impasto serve per facilitare le “tirate”, per formare lo strato sottile di pasta, ma una volta stesa sottilmente bisogna cuocerla subito per far sviluppare le bolle” Per quanto riguarda l'aggiunta dell’alcol nell'impasto ci spiega che " L’alcol è un induritore cellulare e in questo caso anche un aroma. Inoltre rende il fritto più colorito e appetibile. L’alcol evapora a 45°C e fa anche da lievito rapido” . 



31 gennaio 2017

Arrosto di vitella in salsa di castagne e prugne


La tavola è un luogo di incontro
un terreno di raccolta
una fonte di sostentamento e nutrimento
è festività, sicurezza, e soddisfazione. 
Una persona che cucina
 è una persona che dà.
Anche il cibo più semplice
 è un regalo

(L. Colwin)


Un tempo c’era l’abitudine del pranzo della domenica dai nonni o dagli zii, un momento settimanale in cui le famiglie si riunivano, raccontavano gli accadimenti della settimana, i bambini giocavano e i nonni si sentivano meno soli.  Il mondo si è evoluto (non sono sempre convinta in meglio), le famiglie si sono evolute, si sono allargate per un verso e ristrette per un altro, si sono allontanate, ma soprattutto sono cambiate le loro abitudini e con esse il pranzo della domenica. Ma anche laddove non esista più il rito del “tutti  insieme” rimane pur sempre, a parer mio,  anche in due, un momento particolare della nostra settimana di cui godere in relax. Il pranzo della domenica è diventato una filosofia di vita. La voglia di scrollarsi di dosso i ritmi forsennati e spesso innaturali del quotidiano, l'esigenza  di riconquistare tempi lenti, di assaporare il momento oltre che il cibo, per rendersi conto che l'esistenza non è soltanto una lotta continua  con il tempo che corre incessante. Pietanze preparate con amore da gustare e non cibo da consumare in fretta, magari in solitudine, con l’ansia dell'impegno successivo. Gratificare il palato, godere delle chiacchiere dei commensali, televisione spenta, smartphone lontani… una mezz'ora di pura beatitudine, e cosa c’è di più adatto al pranzo della domenica se non un arrosto a lenta cottura, cucinato con amore sorseggiando del buon vino ?