12 febbraio 2016

Calamaretti in umido con piselli

Come chi mi segue assiduamente sa bene, io non amo particolarmente il pesce, lo mangio due volte a settimana, ma più al ristorante che a casa, non so pulirlo e a questo fortunatamente rimedia il pescivendolo, non so sceglierlo e lo riconosco poco. Ho una sorta di antipatia, mi è rimasto addosso il concetto della bambina…odio le spine…ed infatti prediligo acquistare crostacei e molluschi oppure sogliola, spigola, rombo pesci semplici che a volte porto a casa già sfilettati, persino le alici me le faccio pulire e spinare! L’altro giorno, ho avuto la conferma alle mie paure di bambina, la figlia tredicenne di una mia amica è finita al pronto soccorso per una spina, proprio di un'acciuga, che le era rimasta infilata in gola. Solo a vedere la manovra mi è passata la voglia almeno per un anno di mangiare pesce “pericoloso”!  E così eccomi qui a proporvi un piatto semplice, ma salutare ed innocuo, spine parlando, potrete prepararlo sia con i calamari, che con i totani o con le seppie, a secondo dei vostri gusti. Per chi si chiedesse qual è la differenza tra loro, ho studiato e vi riferisco che sia le seppie, che i totani che i calamari sono tutti molluschi appartenenti all’ordine dei cefalopodi e decapodi, cioè con dieci braccia, delle quali 8 corte e tozze e le altre due più lunghe e retrattili che vengono estroflesse solo per catturare le prede. Sopra alle braccia c’è il sacco dei visceri, e qui cominciano le differenze. Mentre quello delle seppie è più largo e di forma ellittica, nei calamari e nei totani è più affusolato. Questi ultimi differiscono inoltre tra loro per la pinna posta ai lati del sacco: la pinna del calamaro è di forma romboidale e occupa quasi 3/4 del sacco, il totano invece ha una pinna triangolare più piccola, inserita nella parte finale del sacco.Anche le loro conchiglie interne, ricoperte esteriormente dal mantello, hanno diversa morfologia. La seppia presenta il caratteristico osso di seppia, una parte semirigida che contiene al suo interno i gas che permettono il galleggiamento del mollusco. Nei totani e nei calamari invece la conchiglia si assottiglia fino a prendere le sembianze di una penna o gladio trasparente ed affusolata. Seppie, totani e calamari sono presenti in quasi tutti i mari e tendono a vivere generalmente in prossimità dei fondali, hanno carni pregiate di sapore delicato e piacevole.
 

Ingredienti 
per 2 persone
500gr di calamaretti
400 gr di piselli freschi  o decongelati
olio evo
1 spicchio di aglio
½  bicchiere di vino bianco secco
2 cucchiai di passata di pomodoro
sale


 Procedimento
Pulite i calameretti, sciacquateli sotto l’acqua corrente, poi scolateli e tagliateli a striscioline. In una pentola  mettete un filo d’olio, l’aglio e la passata di pomodoro e fate soffriggere. A questo punto spegnete il gas eliminate l’aglio e lasciate qualche minuto a raffreddare. Trascorso il tempo necessario aggiungete il pesce, riaccendete il gas a fiamma viva, quando il pesce comincerà a scaldarsi sfumate con il vino bianco e di seguito aggiungete i piselli (se usate quelli surgelati fateli prima decongelare, è importante per mantenere la tenerezza del pesce non fargli subire nessuno shock  termico). Lasciate cuocere coperto a fuoco medio, per circa 20/30 minuti ( il tempo varia a seconda della grandezza del mollusco che avrete scelto). Servite caldo e se volete accompagnato con  pane tostato.
Buon appetitto!







Buona vita 
e all aprossima ricetta!







9 febbraio 2016

Kinder chiffon cake

L’influenza ha imperversato in casa mia in questi giorni,  chi con febbre e chi senza, chi  con più tosse chi con meno, ma comunque debilitante, non ho avuto neanche la forza di aggiornare il blog! Scusate, ma proprio  non ce la facevo, tra il marito con bronchite e febbre ...”in stato comatoso” … e la figlia universitaria sotto esame e influenzata …. Non devo aggiungere altro vero?... Ma ora mi rimetto in carreggiata e ovviamente lo faccio con un dolce! Un dolce molto goloso e molto allegro,  perfetto anche  per un bouffet di carnevale, perché come sappiamo, non tutti amano friggere, ma a volte ci sono comunque festicciole da organizzare per i più piccoli o dolci da portare al catechismo o a scuola o a casa di amici.  E allora per un carnevale alternativo e senza fritti, ecco qui  un' allegra chiffon cake al cioccolato farcita con una golosissima ganache al cioccolato Kinder scovata dalla dolcissima Federica  che a sua volta l'aveva scoperta dalla mitica  Simona. In questa ganasce la particolarità sta nell'utilizzo della panna  Uht da cucina, con una consistenza  più densa e cremosa rispetto a quella fresca. Quando andrete a frullarla resterà perfettamente liscia e vellutata.  La panna fresca liquida invece, che solitamente si usa per le ganache con cioccolato fondente o al latte, in questo caso non vi garantirebbe una crema altrettanto vellutata, probabilmente per il grosso quantitativo di latte presente in questo particolare tipo di cioccolato tanto amato dai bambini. La panna fresca tenderebbe leggermente a cagliare separandosi in fastidiosi grumetti, il sapore sarebbbe sicuramente ottimo ugualmente, ma la consistenza decisamente diversa. Insomma una ganache tutta da provare, grazie ragazze per avermela fatta conoscere, è pazzescamente golosa e vi assicuro che  la userò altre mille volte, in altre mille preparazioni, ad iniziare dai vostri golosissimi biscotti!


Ingredienti
 per uno stampo da 20 cm
160 gr di farina 00
40 gr di cacao amaro
200 gt di zucchero semolato
85 ml di olio evo leggero
120 gt di acqua tiepida
4 uova bio
1 bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale

Per  farcire e decorare
400 gr di  cioccolato Kinder 
320 gr di panna Uht da cucina
Smarties (3 tubetti circa)
20 savoiardi





Procedimento
Iniziamo preparando la ganache.  Spezzettate il cioccolato e mettetelo a sciogliere a bagnomaria,  quando le punte del cioccolato inizieranno a sciogliersi, aggiungete la panna, mescolate e lasciate sciogliere senza far andare in ebollizione il composto. Otterrete una crema liscia e senza grumi. Basteranno un paio di minuti. Trasferitela subito in una ciotola, coprite con della pellicola e mettete in frigo per circa 2 ore. Nel frattempo preparate la vostra chiffon. In una ciotola unite gli ingredienti secchi setacciandoli: la farina, il cacao,  lo zucchero, il sale e il  lievito. Poi in un bicchiere grande emulsionate olio e acqua con una forchetta. A questo punto aggiungete l’emulsione nella ciotola della farina e amalgamate con una spatola. Dividete i tuorli  dagli albumi. Aggiungete i tuorli uno alla volta  all’impasto, amalgamando sempre soltanto con la spatola, facendo assorbire bene il precedente prima di aggiungere l'altro. Montate gli albumi  a neve con un pizzico di sale e poi uniteli al composto, con movimenti lenti ed ampi dal basso verso l'alto.  Se avete lo stampo dedicato non servirà, altrimenti imburrate ed infarinate uno stampo alto da 20 cm di diametro, versate l'impasto nello stampo ed infornate in modalità statica a 150° per 1 ora e 15'. Non aprite mai il forno. Sfornate la teglia e capovolgetela (nel caso in cui non abbiate la teglia dedicata provvista di piedini, fate comunque in modo che la vostra teglia sia sollevata) e lasciate raffreddare completamente prima di estrarre il dolce dallo stampo. Quando la torta sarà ben fredda dividetela a metà, estraete la ganache dal frigo e montatela con le fruste elettriche per qualche secondo, fino ad ottenere una crema spumosa, chiara e leggera. Con la crema ottenuta farcite la vostra torta poi ricomponetela e con l’aiuto di una spatola spalmate un velo di ganache su tutta la superficie e sui lati della torta, così che possa fare un pò da colla per le decorazioni. Sistemate tutti intorno i savoiardi ( prima tagliatene una parte così che il lato che appoggerete sul piatto da portata  sia dritto) e mettete sulla superficie gli smarties a volontà. Ultimate stringendo il tutto con un nastro colorato e formate un bel fiocco.
Buon appetito!




Buona vita
e alla prossima ricetta!





2 febbraio 2016

Le frappe della tris nonna

A Roma le chiamano frappe, in Lombardia chiacchiere, in Toscana cenci, in Emilia frappe e sfrappole, in Trentino cròstoli,  in Veneto galani, in Piemonte bugie ....praticamente il dolce più fritto e mangiato d'Italia in questo periodo ha un nome diverso in ogni regione. Classicamente fritte e innondate di zucchero a velo, oppure per i più salutisti nella versione al forno o per i golosoni innovativi con una colata di cioccolato fondente, rimangono comunque e sempre il  dolce simbolo del carnevale. A casa mia se ne fanno tante e se mangiano tante, ma sempre con la stessa ricetta, tramandata di generazione in generazione,  è della mia tris nonna......la nonna della mia nonna! Una ricetta antica, dove tutte le dosi erano a occhio, a cucchiaio, a bicchiere, ma con  la mia mamma quest'anno ci siamo messe pazientemente  a dosare e a pesare tutto, per poi poter condividere la ricetta con voi, facilitandovi le cose. Ricetta antica,  si diceva,  per cui uno degli ingredienti fondamentali è lo strutto. Il segreto della friabilità di queste frappe sta proprio nella presenza dello strutto e nel riuscire a tirare la sfoglia molto sottile. Io ho la fortuna di avere sempre in frigo dello strutto fatto in casa come una volta, la mamma di una mia amica napoletana, affettuosamente me ne rifornisce, ma sinceramente meglio utilizzare quello del super che sostituirlo con il burro, a parer mio. Comunque nel caso vogliate usare il burro per questa dose di frappe, usatene 40 grammi. Allora, mi sembra di aver detto tutto,  si inizia a friggere?


Ingredienti
500 gr di farina 00
1 uovo  intero + 2 tuorli
30 gr di strutto
50gr di zucchero semolato
un pizzico di sale
160 ml di vino bianco
10 ml di grappa

olio per friggere
zucchero a velo






Procedimento 
 A mano
Setacciate la farina e dategli la classica forma a fontana. Mettete al centro lo strutto ammorbidito, lo zucchero, un pizzico di sale, le uova, il  vino e la grappa (se volete potrete omettere la grappa, ma non dovrete aumentare la quantità del vino). Lavorate bene gli ingredienti, impastando fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. (dovrà diventare tipo quello della pasta all’uovo). Date all'impasto la forma di una palla e lasciatelo riposare  avvolto nella pellicola trasparente in un luogo fresco per almeno 30 minuti ( io ho una casa molto calda per cui lo metto in frigo per 1 ora). Trascorso il tempo mecessario iniziate a stendere l'impasto con il mattarello o con la macchinetta,  l'importante è che riusciate a tirare una sfoglia sottilissima. A questo punto con la rotella dentellata ricavatene delle strisce della grandezza che preferite e fate un taglio dentro ogni striscia. Mettete a scaldare abbondante olio e iniziate a friggere le vostre frappe, vi consiglio di  cuocerne pochissime alla volta e di girarle spesso, saranno pronte in un paio di minuti, state attenti a non bruciarle, appena diventeranno dorate, toglietele dall’olio e ponetele a sgocciolare su carta assorbente da cucina. Una volta fredde servitele cosparse di abbondante zucchero a velo.
 Con la planetaria. 
Mettete nella ciotola delll'impastatrice la farina, lo zucchero, lo strutto, il vino, la grappa e le uova leggermente sbattute con un pizzico di sale. Impastate con il gancio  a media velocità per circa 5 minuti. Fate riposare la pasta in frigorifero per 1 ora e poi tirarte la sfoglia sottilissima con la macchinetta. Friggette le vostre frappe in abbondante olio ben caldo e mettetele man mano a scolare su carta assorbente da cucina. Servitele con abbondante zucchero a velo. Le frappe si conservano perfettamente fino a tre giorni semplicemente coperte con un tovagliolo di carta.
Buon appetitto!




Buona vita
e alla prossima ricetta!



26 gennaio 2016

Mini graffe aromatizzate all'arancia

Siete pronti? Cominciamo con i fritti di carnevale? E allora iniziamo con  le graffe, le soffici ciambelline fritte dolci, tipiche della cucina napoletana, il cui impasto è a base di farina e patate. A Napoli  le potete trovare in ogni periodo dell’anno, ma rimangano un dolce tipico del Carnevale, insieme alle frappe e alle  castagnole. L’origine della Graffa napoletana deriva da suo fratello tedesco il Krapfen,  inventato dalla pasticcera viennese Cecilia Krapf verso la fine del Seicento, un dolce tondeggiante ricoperto di zucchero che giunse alla corte di Napoli con gli austriaci. La versione nostrana della Graffa si diffuse in contemporanea con la Zeppole di San Guseppe, e da subito conquistò i palati più ghiotti. Morbida, forata e rigorosamente fritta, un dolce che cattura gli occhi e il gusto.Io ne sono pazzamente innamorata, sinceramente un pò tutti  a casa mia, infatti figlia e marito ne richiedono spesso, Che dirvi sono nuvole strassofici ... supergolose ...provatele! Prima di iniziare a leggere la ricetta un piccolo discorso sulla scelta delle patate per questo impasto, cercate di utilizzare  le patate a pasta bianca ricche di amido e farinose. Comunque, se non ne trovate, usate sempre patate vecchie, infatti, quelle nuove, essendo raccolte ancora immature, contengono poco amido e sono ricche di acqua, una condizione che durante la lavorazione dei questo impasto (un pò come quello per gli gnocchi) richiederebbe l’aggiunta di molta farina  e le graffe perderebbero la loro classica sofficità. Istruzioni generali date, e allora passiamo alla ricetta e  .... buona frittura!!!!

Ingredienti
 per  circa 30/35 ciambelline
125 gr di farina 00
125 gr di farina manitoba
250 gr di patate ( peso da cotte  al netto degli scarti)
3.5 gr di lievito di birra disidratato
1 uovo intero + 1 tuorlo
40 gr di zucchero semolato
50 ml di latte fresco
la buccia di 1arancia bio grattugiata
25 gr di burro
Un pizzico di sale
Olio per friggere

Per la copertura
Zucchero semolato 



 Procedimento
Mettete a  lessare le patate con la buccia, quando saranno cotte, lasciatele intiepidire (quel tanto che si possano toccare con le mani), pelatele e passatele allo schiacciapatate. Mettete in una ciotola le farine setacciate e le patate tiepide schiacciate, amalgamate velocemente con le mani. Verrà un composto sbricioloso tipo pasta frolla,  a questo punto passate il composto sulla spianatoia e dategli la classica forma a fontana, al centro mettete lo zucchero, le uova, il burro, sciolto e fatto raffreddare, la buccia di arancia grattuggiata e il lievito fatto sciogliere nel latte tiepido con un pizzico di zucchero. Impastate fino al raggiungimento della consistenza (tipo gnocchi), se serve aggiungete altra farina o altro latte. L’impasto tenderà ad essere leggermente appiccicoso, è normale, cercate  di impastare poco perché  le patate più impastate e più buttano fuori acqua  e rendono l’impasto umido. Staccate dei pezzetti dall'impasto e fate dei rotolini, che poi unirete dando la forma delle ciambelline. Decidete voi la grandezza che preferite, ma ricordatevi che lievitando raddoppieranno il loro volume, per cui fate sempre il buco bello largo altrimenti potrebbe chiudersi. Mettete  le graffe, man mano che le preparate, su delle teglie ricoperte di carta forno e lasciatele lievitare,  coperte con un panno, al caldo per circa 4 ore. Ora passiamo alla fase frittura, per agevolare questa operazione, vi consiglio di tagliare a quadrati la carta forno su cui sono appoggiate le vostre graffe, così da non toccarle con le mani, potreste rischiare di sgonfiarle. Le metterete nell'olio bollente direttamente con la carta. Scaldate abbondante olio in una pentola per fritti profonda (le ciambelle devono galleggiare) quando l’olio sarà arrivato alla giusta temperatura (controllate con il solito metodo del bastoncino di legno appena si formano le bollicine intorno è pronto) potrete procedere all’immersione delle ciambelle, fatelo senza staccarle dalla carta forno, la carta verrà via facilmente con un pinza dopo un secondo dall’immersione. Friggetele, girandole delicatamente un paio di volte finchè saranno ben dorate. Scolatele, passatele un secondo su carta da cucina e poi immediatamente nello zucchero semolato. Fatele riposare dai 30 ai 60 minuti e poi gustatele. Con la sosta ci guadagneranno, a meno che nella vostra cucina non volino avvoltoi…. Da me volano! E nel caso vi dovessero avanzare? Sono perfette anche il giorno dopo, conservatele semplicemente su un piatto coperte con un tovagliolo di carta. 
Buon appetito!





Buona vita
e alla prossima ricetta!






23 gennaio 2016

Senza uova ... una brioche, tre stellette e una greca

Generale dietro la collina
ci sta la notte crucca ed assassina
e in mezzo al prato c'è una contadina
curva sul tramonto sembra una bambina
di cinquant'anni e di cinque figli
venuti al mondo come conigli
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.
Generale dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole
non fa più fermate neanche per pisciare
si va dritti a casa senza più pensare
che la guerra è bella anche se fa male
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l'amore, l'amore
dalle infermiere.
Generale la guerra è finita
il nemico è scappato, è vinto, è battuto
dietro la collina non c'è più nessuno
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare buoni da seccare
da farci il sugo quando viene Natale
quando i bambini piangono e a dormire non
ci vogliono andare.
Generale queste cinque stelle
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore
di questo treno
che è mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno
tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa,
è quasi amore.
F.De Gregori

Quando De Gregori scrisse questa canzone non ti conoscevo, e non ti avrei incontrato ancora per molti anni, ma da quando sei entrato nella mia vita sei stato subito un punto di riferimento importante, e da quando mio padre è morto sei stato sempre presente per me. Praticamente un altro padre. Sei stato l’unico nonno che mia figlia abbia mai conosciuto, ma sei stato un super nonno, coccoloso  e protettivo, le hai insegnato a camminare … quante ore hai passato su e giù per quel corridoio con la schiena curva a tenere le sue manine e a vederla sgambettare felice, e poi al mare quando le hai insegnato ad andare in bicicletta, quanti bagni fatti insieme, quanti castelli di sabbia, quanti cuccioli feriti raccolti e curati e quante piantine innaffiate … quante lacrime mie hai asciugato, quante ansie hai placato e quanti consigli hai elargito, quanti regali mi hai fatto, li conservo ancora tutti! Me lo dicevi spesso che ero una nuora speciale e io ti dicevo spesso che eri un suocero speciale. Nella vita bisognerebbe sempre dire alle persone a cui teniamo quanto gli vogliamo bene, perché purtroppo  nessuno ci avverte quando non avremo più il tempo per farlo. Son passati tanti anni ormai,  ma tu sei sempre qui in un posticino del mio cuore. In una fredda giornata di gennaio te ne sei andato e in una fredda giornata di gennaio il mio pensiero corre a te. Non ti dimenticherò mai Generale! 



Ingredienti
200 gr di farina 00 macinata a pietra
200gr di farina Petra 1
100gr di farina manitoba
280 ml latte fresco intero
75 ml + 10  ml olio evo
70 gr zucchero di canna
3.5 gr di lievito di birra disidratato
1 cucchiaino di estratto di  vaniglia

latte per spennellare q.b.
 


Procedimento
Iniziate preparando un lievitino. Mettete a scaldare leggermente il latte, poi aggiungete lo zucchero e girate con un cucchiaino affinchè si sciolga bene.  In  una ciotola setacciate insieme  100 gr di manitoba  con il  lievito, poi  aggiungete  il  latte  zuccherato,  date una  mescolata con una forchetta e coprite con la pellicola,  lasciate riposare in un luogo tiepido per circa  40 minuti. (Il ievitino sarà pronto non appena vedrete la superfice piena di bollicine). A questo punto inserite nella  ciotola delle planetaria  tutta la farina rimanente,  il lievitino, l’estratto di  vaniglia e l’olio, mescolate con la frusta a gancio  per 5 minuti poi aggiungete gli ultimi 10 ml di olio e  aumentate la velocità, portando ad incordatura.  Di solito ci vogliono circa  10 minuti.  A questo punto spegnete la macchina, togliete il gancio e lasciate l'impasto nella ciotola dell’impastatrice coperto con la pellicola e lasciate lievitare fino al raddoppio. (con questo freddo circa 2 ore). Trascorso questo tempo, girate l'impasto sulla tavola e con l'aiuto di un tarocco preparate le pezzature, staccate cioè dei piccoli pezzi d'impasto da 40 gr  l’uno. Una volta che le pezzature saranno pronte, prendetene una per volta e formate la brioche (se non lo avete mai fatto potete leggere qui il procedimento). Mettete le vostre briochine a lievitare su delle teglie rivestite di carta forno, coperte con un telo da cucina, per circa un paio d'ore, dipende sempre dalla temperatura che avete in casa.  Una volta completata anche la seconda lievitazione,  spennelate le brioche con del latte ed infornate in modalità statico a 180°  per 20 min. Estraete le teglie dal forno, e  spennellate nuovamente le brioche con del latte, aspettate 5 minuti e poi  trasferitele su una gratella per dolci in modo che si possano raffreddare bene. Eccole pronte da gustare come preferite, con burro e marmellata per una colazione perfetta o con abbondante crema di nocciole per una golosa merenda. Ovviamente potrete anche congelarne qualcuna, l'importante è che lo facciate non appena le brioche si sarano intiepidite, in questo modo quando le scongelerete saranno soffici e fragranti come appena sfornate.
Buon appetito! 




Buona vita
e alla prossima ricetta!




19 gennaio 2016

Hot milk chocolate cake

Incredibile, una cioccodipendente come me che sono mesi che non posta una torta al cioccolato! Non che non ne abbia fatte, giammai! Almeno una a settimana, magari di quelle semplici da credenza, ma a casa mia non si vive senza cioccolata e dolci cioccolatosi! Non so perchè è trascorso tanto tempo dall'ultima torta al cioccolato, magari ho sfornato dolci che avevo già pubblicato oppure non ho avuto tempo e modo di fare delle foto presentabili. Boh! Comunque eccomi qui a rimediare con una torta deliziosa e semplicissima, che mia figlia richiede spess,o sia nella versione bianca, la ricetta la trovate qui,  sia in questa versione al cacao. Niente di nuovo o di originale sotto al sole, ma l’originale in cucina è difficile, tutti hanno già fatto tutto, quello che conta sono le ricette sicure, quelle che puoi infornare tranquilla, senza ansia per il  risultato finale. Il più bel complimento che ho ricevuto la scorsa settimana, viaggia di pari passi con il motivo per cui ho aperto questo blog, la condivisione, quella pura e semplice. Sono stata felice, aprendo FB, di trovare il messaggio di un’amica virtuale, anche lei blogger da tanti anni,  che aveva appena sfornato un mio dolce e mi  ringraziava  perché ancora una volta poteva confermare che le mie ricette erano a colpo sicuro! Nessun complimento per me è meglio di questo! Io cucino semplicemente per la mia famiglia e per i miei amici, cucino  non per apparire o per meravigliare, ma semplicemente perchè mi piace. Pubblico ricette di casa, fatte realmente nella mia cucina, assaggiate e valutate degne di essere condivise. Vi pare di captare una nota un pochino polemica? Si è vero, ma sapeste quante ricette e quante foodblogger “sola” ( per chi non è di Roma, leggi fregatura) ci sono in giro, e quante volte soprattutto tra i ragazzi ho sentito vocine scoraggiate dire " la foto era bellissima, mi sono messa di impegno, ma il dolce è venuto pessimo sarà colpa mia  o magari del forno della cosa dove sto" ( discorsi di universitari fuori sede che girovagano nella mia vita). Poi magari cambiano ricetta ed improvvisamente si sentono futuri pasticceri o piccoli chef. Forse vi sembrerà strano, ma sapeste che luce c'è nei loro occhi solo perchè sono riusciti a farsi da soli una pasta al forno o un ciambellone, e con quanto orgoglio lo raccontano alla mamma lontana e invitano gli amici a pranzo! Ovviamente la ricetta fregatura può capitare a tutti non solo ai neofiti, anche a me. Magari è più difficile, ma solo perchè dopo tanti anni di blog ormai  ho la mia rete privata di amiche blogger super sicure, so da chi copiare i dolci e da chi i salati, c'è la regina delle cheesecake e la maestra delle brioche ... e poi ci sono io la mamma cioccodipendente, che si è adottata un gruppo di matricole e mentre c'è chi giustamente si fa pagare per fare i corsi di cucina, io li faccio gratis... ma che soddisfazione guardare i loro occhi ogni volta che imparano una cosa nuova e che la ricetta gli viene bene!  

 Ingredienti
120 ml di latte fresco intero
60 gr di burro
150 gr di farina 00
20gr di cacao amaro
50gr di cioccolato al latte
8 g di lievito per dolci
165 g di zucchero semolato
3 uova  bio

 Procedimento
Nella ciotola della planetaria, o con l’aiuto delle fruste elettriche, montate le uova con lo zucchero per almeno 10 minuti. Dovrete ottenere una massa gonfia, chiara e spumosa, quasi triplicata di volume,  questo passaggio è fondamentale per la buona riuscita della torta.  Nel frattempo in un pentolino mettete a scaldare il latte con il burro e la cioccolata spezzettata grossolanamente, portate il latte quasi a bollore mescolando così da far sciogliere bene gli ingredienti. Spegnete il gas e tenete il composto da parte.  Quando la massa di uova sarà pronta, con l’aiuto di una spatola in silicone, iniziate ad incorporare la farina, che avrete precedentemente setacciato con il lievito ed il cacao. Versate la farina poco alla volta ed incorporatela delicatamente mescolando dal basso verso l’alto, non aggiungete la successiva se la precedente non è stata ben assorbita dal composto. Quando avrete incorporato tutta la farina, riaccendete la fiamma sotto il latte e portatelo nuovamente a fremere. Aggiungetelo  al composto, poco per volta, facendolo cadere dai bordi della ciotola, e sempre con l’aiuto della spatola fatelo assorbire al composto con movimenti  ampi e lenti. Foderate con carta forno uno stampo apribile da 22 cm di diametro e versate il composto. Fate cuocere in forno  statico a 175° per 30 minuti circa.   Estraete la torta dal forno e lasciatela  prima raffreddare  una decina di minuti nel suo stampo,  poi sformatela e poggiatela su una griglia per dolci, così che possa raffreddarsi totalmente. Servitela spolverata con zucchero a velo o come ho fatto io guarnita da golose meringhe. La torta si conserva perfettamente fragrante e soffice sotto la classica campana, sicuramente per almeno tre giorni…oltre non so, troppi golosi in casa.
Buon appetito!




Buona vita 
e alla prossima ricetta!


15 gennaio 2016

Risotto zucca e casciotta

No, nessun errore ortografico. Non  sto parlando di una delle tante ottime caciotte che si producono nelle varie regioni italiane, ma della Casciotta, un prodotto  esclusivamente del territorio della provincia di Pesaro-Urbino. Ovviamente siete padroni di non crederci, ma questo non è un post sponsorizzato, nessuno mi ha pagato o mi ha regalato qualcosa per farmi scrivere queste righe. Solo la mia voglia di condividere con voi una nuova piacevole scoperta e di farvi conoscere un formaggio che ho assaggaito per la prima volta   durante un week end rilassante nella deliziosa Urbino. Uno dei centri più importanti del Rinascimento italiano, di cui conserva appieno l'eredità architettonica tanto che dal 1998 proprio  il suo centro storico è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Se ancora non conosceto questo gioiello d'Italia, programmate una visita, Urbino vi sorprenderà e vi ammalierà passeggiando  tra le sue ripide strade, incontrerete i segni di una lunga storia artistica e culturale: dalla mole neopalladiana della Cattedrale,  al magnifico portale in travertino della chiesa di S.Domenico, dalla medievale chiesa di S.Francesco con il bel campanile gotico cuspidato e la grande pala d'altare di Federico Barocci, all'oratorio di S.Giuseppe con il famoso Presepe del Brandani, dal Palazzo Albani  alla casa natale di Raffaello... e tante tante altre cose. E poi a Urbino si mangia benissimo! E visto che ovunque vada mi porto sempre a casa qualche cibo tipico del posto, ecco qui il mio incontro con la Casciotta. La D.O.P. sancisce che la “Casciotta d’Urbino” è un prodotto le cui caratteristiche organolettiche e merceologiche derivano prevalentemente dalle condizioni ambientali e dalle consuetudini di fabbricazione esistenti nella zona di produzione,  è un formaggio grasso a pasta semicotta, ottenuto con latte di pecora intero in misura variabile da un minimo del 70 ad un massimo dell’80%, e di latte di vacca intero per il restante 20-30% proveniente da due mungiture giornaliere. Il formaggio viene sottoposto ad una pressatura manuale con tecnica caratteristica, in stampi idonei. La salatura viene effettuata a secco, ovvero alternando la salamoia alla salatura a secco. Il periodo di maturazione previsto è di 20-30 giorni in ambienti a temperatura di 10-14°C e con umidità di 80-90%. La maturazione del formaggio è piuttosto rapida e, pertanto non viene sottoposto ad ulteriore stagionatura. Per quanto riguarda il sapore è dolce, ma pieno, piacevolmente acidulino e con un inconfondibile tipica fragranza aromatica, in quanto la sua giovane vita evidenzia particolarmente la componente aromatica del latte.



Ingredienti
per  4 persone
300gr di riso carnaroli
400 gr di zucca pulita
150 gr di casciotta di Urbino DOP
2 Lt  circa di brodo vegetale
Vino bianco
Olio evo
Scalogno
Sale




Procedimento
Mettete in una pentola la zucca pulita lavata e ridotta a dadini insieme con 400ml di brodo vegetale e lasciate cuocere  coperto  fino a quando sarà  quasi sfatta, poi frullate con il mixer ad immersione e tenete da parte.  Tritate lo scalogno e mettetelo a rosolare in una casseruola con un filo di olio evo. Aggiungete il riso,  fatelo  tostare e  sfumate con del vino bianco.  Aggiungete due mestoli di crema di zucca e continuate la cottura alternando un mestolo di crema di zucca e uno di brodo vegetale. A cottura ultimata spegnete il fuoco,  mantecate  con della Casciotta grattugiata. Lasciate sostare il risotto qualche minuto prima di impiattare. Servite il risotto con un ulteriore abbondante grattugiata di Casciotta.
Buon appetito!





Buona vita
e alla prossima ricetta!





12 gennaio 2016

Orange chiffon cake ... con glassa al cioccolato

Come promesso eccomi qui con un bel dolce goloso, ma sano, senza burro e pieno di vitamine, perfetto anche per chi si vuol tenere un pò a regime, magari in questo caso eviterei la colata di cioccolata ... vi assicuro che è ottimo anche in semplicità! In questo periodo i banchi del mercato traboccano di arance, in una stagione grigia e fredda come l’inverno questo ottimo frutto, con il suo bel colore e la sua forma sferica illumina le giornate come un piccolo sole e apporta al nostro organismo la tanto necessaria vitamina C. L'arancia è un vero e proprio inno alla salute, è ipocalorica, contiene l'87% circa d'acqua, ha pochi grassi e proteine, molti minerali come calcio, fosforo, potassio, ferro, selenio e soprattutto diverse vitamine fra cui oltre alla vitamina C, la A, la B1 e la B2. Essendo relativamente scarsa la presenza di zuccheri, può essere consumata con una certa tranquillità anche da persone sofferenti di diabete. È un ottimo rimedio per combattere l'affaticamento. Contiene sali minerali come il calcio, il bromo che ha un effetto calmante, il magnesio che contribuisce a mantenere l'equilibrio del sistema nervoso, il fosforo che stimola l'attività cerebrale, lo zinco che aumenta l'azione e l'efficacia delle vitamine, il rame e il ferro che prendono parte al processo di fabbricazione dei globuli rossi, lo zolfo che rafforza legamenti e tendini. Contiene anche molti polifenoli, molecole fortemente antiossidanti. È utile anche in caso di disturbi intestinali, epatici e gastrici. E come tutti gli agrumi, le arance sono utilissime al sistema immunitario. È quindi consigliabile, in questo periodo, sfruttare la natura ed approfittarne per farsi una bella cura a base di spremuta d'arancia! Per cui direi che la proposta di oggi è una colazione o una merenda perfetta: una bella fetta di questa torta all'arancia resa golosissima dalla copertura al cioccolato ed un bel bicchiere di spremuta, che ne dite?



Ingredienti 
stampo da 20 cm

200 g di farina 00
200 g di zucchero semolato
85ml di olio evo leggero
120 g di spremuta di arancia
4 uova bio
1 bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
la buccia di una arancia bio grattuggiata

Per la copertura
250 gr di cioccolato al latte o fondente (per me al latte)



Procedimento
In una ciotola setacciate insieme la farina con il lievito, unite la buccia grattugiata di una arancia, lo zucchero e date una mescolata poi aggiungete l’olio e la premuta di arancia, a questo punto con l'aiuto di una spatola in silicome iniziate ad amalgamare bene gl iingredienti. Dividete gli albumi dai  tuorli  ed aggiungete questi ultimi, uno alla volta, all’impasto amalgamando sempre soltanto con la spatola, cercando di far assorbire il precedente tuorlo prima di aggiungere il successivo. Montate, con l'aiuto delle fruste elettriche, gli albumi  a neve con un pizzico di sale. Unite la montata di albumi al composto, in un paio di volte, mescolando con movimenti lenti ed ampi dal basso verso l’alto. Se avete lo stampo da chiffon cake non vi servirà ungerlo, altrimenti imburrate ed infarinate uno stampo da 20 cm di diametro, inserite il composto ed infornate in modalità statica a 150° per  1 ora ( fate sempre la prova stecchino,  a seconda dei forni potrebbe metterci anche 10/15 minuti di più).  Sfornate il dolce e lasciatelo reffreddare nello stampo capovolto, come sempre per una chiffon cake. Estraete il dolce dallo stampo solo quando sarà completamente freddo. Nel frattempo preparate la copertura, facendo sciogliere a bagnomaria la cioccolata spezzettata, stando molto attenti che l'acqua non arrivi mai a bollore,  appena sarà pronta  versate la cioccolata sul dolce. Appena la colata di cioccolata si sarà solidificata potrete servire la torta. Questo dolce si mantiene perfettamente per 2/3 giorni conservato sotto la classica campana di vetro.
Buon appetito!




Buona vita
e alla prosima ricetta!






7 gennaio 2016

Vellutata di lenticchie di Castelluccio

Epifania tutte le feste porta via  e purtroppo per i bambini e per fortuna per molti adulti è proprio così! Dopo il 6 Gennaio si torna tutti alla routine quotidiana chi a scuola e chi a lavoro e anche alle normali abitudini alimentari, archiviando panettoni, pandori, torroni e quant'altro. Ma non vi rattristate troppo, voi golosoni, perchè tra poco si ricomincia e questa volta con i fritti carnevaleschi!!! Quest'anno  avremo una Pasqua bassa, come si suol dire, e di conseguenza un carnevale molto vicino alle feste natalizie, infatti martedì grasso sarà il  9 febbraio … solo tra poco più di un mese! Ora non so per voi,  ma  per me questo vuol dire un periodo di dieta veramente rigida, altrimenti come potrei poi godere di un qualche sfiziosissimo e golosissimo dolcino fritto tipico di carnevale, ottimo, ma tanto tanto calorico?  Anche se non sono il tipo da abbuffate, troppi pranzi e cene natalizie eccessivamente generose di pietanze  hanno fatto arrabbiare la mia bilancia ed ora mi devo rimettere a regime. Non vi preoccupate lettori e lettrici golosi non smetterò mai di fare dolci, non è proprio nelle mie corde, ma diciamo che cercherò di alternare i post golosi con qualche ricettina molto  sana  e leggera.









Ingredienti
per 4 persone
250 gr di lenticchie di Castelluccio
1 carota
5 pomodorini ciliegino
1 spicchio di aglio
basilico fresco
sale, pepe
olio evo

Procedimento
Mettete a bagno le lenticchie in abbondante acqua fredda per 30 minuti. Intanto pulite e lavate i pomodorini e la carota e tagliateli a pezzetti. In un’ampia casseruola fate rosolare uno spicchio d’aglio con un filo d’olio, aggiungete i pomodorini e la carota e lasciateli rosolare qualche minuto, poi inserite le lenticchie sgocciolate e qualche foglia di basilico fresco. Abbassate la fiamma, coprite con due bicchieri d’acqua e salate. Fate cuocere a fuoco basso per circa 30 minuti, aggiungendo all'occorrenza altra acqua. Mescolate ogni tanto, e aggiustate di sale poco prima di ultimare la cottura. Frullate il  tutto con un mixer ad immersione sino ad ottenere una crema liscia e vellutata. Aggiungete per ogni piatto un filo d’olio e se volete una macinata di pepe, servite ben caldo.
Buon appetito!





Buona vita
e alla prossima ricetta!







4 gennaio 2016

Ferratelle croccanti con farina di farro

Il primo post dell'anno è sempre una piccola emozione e quando si parla di emozioni si parla di amore e di famiglia e queste cialde dolci fanno parte della storia della mia famiglia. La mia mamma è abruzzese e la sua mamma anche, le ferratelle sono state da sempre i biscotti della mia merenda, me li faceva nonna direttamente con “lu ferre” sul fuoco del grande camino della cucina e me le dava con la confettura d'uva fatta in casa, l'uva del vitigno del nonno, un sapore paradisiaco che non dimenticherò mai, ma che mai riassaporerò purtroppo. Ma le ferratelle me le preparava anche la mia mamma e più modernamente me le farciva, accoppiandone due a due, con tanta nutella, una merenda che portavo a scuola sempre molto volentieri! Ma forse non tutti sanno cosa sono le ferratelle, in alcuni paesi si chiamano anche pizzelle, cancellate, neole, nevole o nivole. Comunque le chiamiate sono cialde tipiche abruzzesi cotte all’interno di un “ferro” manuale, appena incavato e a doppia piastra, che imprime una caratteristica forma, solitamente rettangolare, tondeggiante o a ventaglio, contrassegnata dalla forgiatura in rilievo con la tipica trama a rombi o cancello. Circa le origini, non ci sono fonti certe, tuttavia la tradizione di forgiare i ferri con l’incisione dello stemma del casato o le iniziali del proprietario insieme alla data di fabbricazione, risulta almeno dalla fine del ‘700, “lu ferre” era portato solitamente in dote dalla sposa ed era diffuso in buona parte delle famiglie abruzzesi.  Il discorso di portarlo in dote non si è fermato ai secoli scorsi, mia nonna inserì questo che vedete in foto, nel corredo di nozze di mia madre per esempio, mentre mia madre me ne regalò uno più moderno quando mi sposai. Ora mia madre non riesce più a cuocere le ferratelle, le fa fatica tenere il ferro sul gas, questo che vedete non è leggero come quelli moderni, è in ferro vero molto pesante e così ha deciso di regalarlo a me. In abruzzo durante le festività è tradizione preparare le ferattelle e così un pomeriggio di questi giorni di festa ci siamo messe in cucina, io e mia madre, lei impastava ed io cuocevo, ne abbiamo fatte un'infinità divertendoci e ritrovando una complicità tenerissima  che solo la cucina tra donne riesce a dare. Le ferratelle sono sempre ottime, anche con il mio ferro moderno, ma come le cuoce quest'antichità...la croccantezza che gli regala ...è inimitabile!  Ci sono varie ricette nelle famiglie abruzzesi e varie ne troverete in rete, questa è semplicemente quella che la mia bisnonna ha passato a mia nonna, che lei ha passato a mia madre e che quest'ultima ha passato a me. Ogni inizio di nuovo anno porta una speranza, io spero che un giorno la nipote di mia nipote cuocia con questo ferro delle ferratelle per i suoi figli, semplicemente, perchè si l'innovazione, si la modernizzazione, nella vita e in cucina, ma mai dimenticare la tradizione e le origini, soprattutto quelle di famiglia e mai dimenticarsi chi siamo e da dove veniamo perchè è da li che tutto ha avuto inizio.  



Ingredienti 
per circa 50 ferratelle
3 uova bio
3 cucchiai di olio evo
3 cucchiai di zucchero semolato
3 cucchiaini di semi di anice
Farina di farro rimacinata a pietra q.b.





Procedimento
In una ciotola sbattete leggermente le uova, unite  lo zucchero, l’olio e l’anice. A questo punto iniziate ad aggiungere un poco di farina ed iniziate ad impastate con una forchetta, poi sempre aggiungendo farina poco per volta, passate ad impastare con le mani, seguitate ad aggiungere farina  fino ad ottenere un impasto morbido, ma consistente, tipo una pasta frolla morbida. A questo punto staccate un piccolo pezzo di impasto, lavoratelo a forma di filoncino e poi tagliatelo a tocchetti,  così da ottenere tanti pezzetti d' impasto della grandezza di una noce.  Mettete il ferro per le ferratelle direttamente sul gas a fiamma media, prima spennellatelo leggermente con dell'olio e giratelo ogni tanto, così da scaldarlo molto bene da entrambe le parti, è molto importante per la perfetta cottura della cialda che il ferro arrivi alla giusta temperatura.



Quando il ferro è pronto mettete una noce d’impasto al centro della piastra, chiudete e schiacciate bene, cuocete sul fuoco, girando il ferro per far cuocere da entrambi  i lati. Non ci sono tempi precisi dovrete regolarvi un pò ad occhio. Si dice che una volta calcolavano il tempo di cottura recitando l’Ave Maria, fino a metà preghiera da un lato poi giravano il ferro ed al termine della preghiera erano cotte al punto giusto.  Io per aiutarvi ho calcolato che dovrebbero essere circa 25/30 secondi per lato. Una volta cotta, aprite la piastra e togliete la ferratella, mettetela a raffreddare in un cestino di paglia, evitate di appogiarle su un piatto perchè quella leggera umidità che si crea dal contatto della cialda calda con la ceramica potrebbe influire sulla croccantezza. Forse la prima ferratella non sarà perfetta di cottura, ma troverete il tempo del vostro ferro e le successive saranno magnifiche. Continuate con la stessa procedura di cottura fino a terminare tutto l'impasto.  Una volta che saranno tutte fredde potrete conservarle per parecchi giorni nella classica scatola di latta per biscotti, risultano perfette anche dopo 15 giorni. Le ferratelle sono friabili croccanti e profumate, ottime comunque le gustiate, così in semplicità oppure possono essere arricchite con marmellata, crema di nocciole o così come ve le presento oggi, le preferite della mia mamma: nocciole, pinoli e miele impastati insieme.
Buon appetito!



Buona vita 
e alla prossima ricetta!






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