8 aprile 2020

La Ciaramicola umbra


Anche se il timore
avrà più argomenti,
scegli la speranza
e metti fine alla tua angoscia

(Seneca)


Sarà una Pasqua strana, con i riti della settimana Santa seguiti solo attraverso i mass media, senza pranzi con amici e parenti … senza scampagnate. Ma lo spirito di questa festa dobbiamo tenercelo stretto, farlo vivere tra le mura domestiche ora più che mai, magari ripescando in antiche tradizioni regionali vecchie ricette. Io, ad esempio, ho voluto provare la Ciaramicola umbra, un dolce che assaggiai un paio di anni fa da una mia zia di Foligno. Mi feci dare subito la ricetta, perché ne rimasi affascinata, ma fino ad ora non avevo mai avuto il tempo di provarlo. I colori del dolce, il rosso dell’interno e il bianco dell’esterno, fanno riferimento allo stemma di Perugia, mentre sembra che il suo nome derivi da "ciarapica", un termine dialettale umbro che indica la cinciallegra, un uccellino dai tanti colori che annuncia con il suo canto l'arrivo della primavera. In passato, questo dolce, era tradizionalmente preparato dalle fidanzate per i loro promessi sposi in occasione delle festività pasquali. La bellissima Ciaramicola, altro non è che una soffice ciambella, con un impasto aromatizzato all’alchermes, ricoperta di una bianchissima meringa cosparsa di confettini colorati, ma è all’assaggio che questo dolce vi stupirà ... il contrasto tra la meringa croccante e la sofficità profumata dell’interno … un’esplosione di sapori, consistenze e colori!


31 marzo 2020

Millefoglie alla crema pasticcera con pasta sfoglia rapida


Fitte tenebre
si sono addensate sulle nostre piazze
strade e città
si sono impadronite delle nostre vite
riempiendo tutto di un silenzio assordante
e di un vuoto desolante

(Papa Francesco)


La nostra concezione di normalità e di socialità è stata totalmente stravolta. Mi sembra come di vivere una vita messa in pausa. Eppure ci stiamo adattando …. Ma questa Roma così triste e vuota, così chiusa, mi fa male al cuore. Un silenzio spettrale ci avvolge dalla mattina alla sera, il rumore di un’auto è un evento eccezionale, mentre di solito era il classico rumore di fondo percepito costantemente nell'arco della giornata. Roma è inquietantemente deserta, un pugno alla bocca dello stomaco ... come piazza San Pietro l'altra sera ...immagini che faranno la storia, ma che non avremmo mai voluto vedere, di una storia che non avremmo mai voluto vivere. Ma come tutte le storie finirà, come tutto passerà. Ora, intanto, distraiamoci un pochino e prepariamo un dolce vi va? Oggi millefoglie! La pasta sfoglia è una preparazione di base molto impegnativa da realizzare, tanto che molto spesso preferisco utilizzare quella pronta del banco frigo, ma visto che in questi giorni il tempo certo non manca ne ho approfittato per provare una versione semplificata, soprattutto nel sistema delle pieghe. La pasta sfoglia rapida può essere conservata in frigorifero per un paio di giorni o congelata per un  mese al massimo. Se, invece, non avete voglia di cimentarvi nella preparazione della sfoglia, ma vi va un goloso millefoglie, vi lascio le indicazione per prepararlo con la sfoglia acquistata pronta. 


24 marzo 2020

Biscotti al cioccolato … per non pensare


E’ normale che esista la paura in ogni uomo
l’importante è che sia accompagnata dal coraggio
Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura
altrimenti diventa un ostacolo 
che impedisce di andare avanti

(Paolo Borsellino)


Che periodo! Mai mi sarei aspettata di vivere momenti come questi. La mia generazione ha convissuto con i terremoti, le alluvioni, il terrorismo … ma una pandemia mondiale … neanche nel mio peggior incubo. Di tutti i primati che orgogliosamente ci avrebbero unito come nazione, quello di essere il paese più martoriato da questo maledetto virus ce lo saremmo proprio evitato. Eppure per quanto i numeri aumentino … di incoscienti in giro ce ne sono ancora troppi. Ma ditemi di voi, com'è la situazione nella vostra zona? E come affrontate la quarantena? Io lavorando, sono come molti italiani in smart working, cucinando, leggendo libri, e vedendo film. In cucina, sinceramente, sto cercando di non stravolgere le nostre abitudini alimentari, però indubbiamente sto facendo molti più dolci. Siamo tutti e tre in casa e tra colazioni e merende … spariscono facilmente. Quindi ve ne beccherete parecchi nei prossimi post! 



10 marzo 2020

Chiffon cake al limoncello


Può darsi che non siate responsabili 
per la situazione in cui vi trovate
ma lo diventerete 
se non fate nulla per cambiarla

(Martin Luther King)


Non è nel mio stile parlare di cose molto serie in questo spazio, ho sempre creduto che chi passa da qui, oltre alle ricette, abbia piacere di trovare qualche chiacchiera, informazioni varie legate al mondo del cibo o al massimo piccoli spunti per riflettere,  ma il momento è particolare e serissimo, e questo blog viene letto da molte persone (secondo le statiche da un numero notevolmente più alto di quelli che commentano), e quindi mi sento in dovere, nel mio piccolo,  di aiutare a divulgare anche tramite questo mezzo, il messaggio che le istituzioni stanno cercando disperatamente di far arrivare ad ognuno di noi. E non sto parlando delle misure igienico-sanitarie da attuare (molte delle quali ritenevo fossero di normale applicazione), ma parlo delle raccomandazioni mirate alla cosiddetta temporanea “asocialità”. Purtroppo molte persone, soprattutto quelle che si sentono geograficamente lontane, tendono ancora a minimizzare il problema. Sottovalutano la velocità e la facilità del contagio, non accettano le raccomandazioni dei medici, ma si lamentano per la chiusura dei musei o dei teatri, o perché non possono andare al cinema. Mentre il numero dei contagiati aumenta ogni giorno e la vita in ospedale è sempre più complicata, soprattutto nelle regioni più colpite. Lo sforzo e l’impegno richiesto ai medici, in tutto il paese, dovrebbe corrispondere ad un maggior senso di responsabilità da parte di tutti noi, dovremmo tutti pensare a proteggerci e a proteggere i nostri familiari, i nostri amici, e i nostri vicini. Soprattutto le persone più anziane o con altre malattie, cerchiamo di far capire sopratutto a loro l’importanza di stare in casa, in questo momento. Rivalutiamo tutti il concetto di rimanere in casa, a leggere un buon libro, a vedere un bel film o a cucinare qualcosa di goloso. Riscopriamo i parchi cittadini, dove fare lunghe passeggiate, ma anche del sano sport all’aria aperta. Ci sarà tempo per le discoteche, le feste, i convegni, la socialità … anche questo passerà, uniti combatteremo questo nemico invisibile e ci riapproprieremo della nostra vita e della nostra libertà. Poi, quando tutto sarà finito, potremmo ricominciare a discutere e a lamentarci, ma non ora. Ora è il momento del sacrificio, manteniamo le distanze di sicurezza, osserviamo le norme igieniche e le varie raccomandazioni che ci vengono date dal Governo e se ci spostiamo da una regione della zona rossa, magari per raggiungere la famiglia, avvertiamo l’autorità sanitaria al nostro arrivo. Ora non è il momento delle recriminazioni, non è il momento della disobbedienza civile, ora è il momento del sacrificio, chi più chi meno, siamo tutti chiamati a dare una mano, anche solo cercando di non aumentare la diffusione del contagio. Possiamo vincere questo maledetto virus, ma solo tutti insieme. Mi rendo conto che alcune misure di salute pubblica, introdotte in questi giorni, appaiono fin troppo rigide, ma hanno lo scopo di evitare una grande ondata epidemica, con un picco di casi concentrato in un breve periodo di tempo, lo scenario peggiore per la gestione sanitaria di un'epidemia. La nostra sanità è la migliore del mondo, ma dobbiamo tutti aiutare a non far aumentare il contagio. Perché purtroppo i posti nelle terapie intensive non sono illimitati ed è inaccettabile che nel 2020 i medici si possano trovare di fronte al dilemma di “chi” tentare di salvare. Tutti dobbiamo aiutare e possiamo farlo, semplicemente, cambiando per un periodo di tempo le nostre abitudini di vita, evitando il più possibile i contatti interpersonali e i luoghi affollati o ancor meglio cercando di stare in casa il più possibile. Vi prego, fate come me, accettate l’invito e diffondete anche voi il messaggio, è importante.


3 marzo 2020

Danubio salato ... la ricetta passo passo


Per farsi dei nemici
non è necessario dichiarare guerra
basta dire quello che si pensa.

(Martin Luther King)


A parole, tutti cercano e apprezzano la sincerità: in un familiare, in un collega, in un amico, ma anche nel governo, nel medico, nell'insegnate … Eppure nei fatti, la maggior parte delle persone, nella propria vita quotidiana non è né realmente disposta ad essere messa di fronte alla verità, né ad utilizzarla come stile di vita. Preferiscono tergiversare, sviare, mentire, simulare, a tutto vantaggio della falsità, dell’ipocrisia, della mistificazione. Una pratica assai diffusa, soprattutto nelle dinamiche di gruppo, laddove i più la considerano necessaria al mantenimento dell’armonia e al consecutivo allontanamento dei conflitti. Non è un caso che gli atteggiamenti più ipocriti risiedano nei luoghi di lavoro dove le persone, per la maggior parte, fingono: sincerità, lealtà, franchezza, onestà e schiettezza. Viviamo nell'era di un’ipocrisia dilagante dove la sincerità, ufficialmente considerata un pregio, se manifestata, spesso porta a conseguenze relazionali paradossali. Un onesto punto di vista, o il racconto sincero di un accadimento, può far nascere del risentimento in chi non lo accetta, come a conseguenza di un torto subito. Non ricordo chi disse, ma condivido, che "Costruire un’amicizia sulle bugie è come costruirla sulle sabbie mobili ... prima o poi crollerà". La chiave di qualsiasi tipo di rapporto è riuscire a comunicare, senza ombre, per andare oltre i dubbi, oltre le incomprensioni e superare attraverso il dialogo qualsiasi ostacolo preferibilmente con sincerità. La vita mi ha insegnato che solo nei rapporti sinceri e schietti si creano legami profondi e indissolubili, tutto il resto … è teatro! Sicuramente la strada dell’ipocrisia è più semplice da percorrere, ma io non amo le cose semplici e forse anche per questo adoro i lievitati. I lievitati non sono semplici, non vogliono esserlo, ma sono sinceri. Se ti dedichi a loro con pazienza e amore, loro ti ricambieranno con un tripudio di sofficità. Il lievitato che vi propongo oggi, il danubio salato, è un rustico di origine napoletana, una specie di super pan brioche, ultra soffice, costituito da una serie di palline ripiene con farciture di vario tipo. Le palline, accostate le une alle altre in una teglia rotonda, diventeranno un’unica torta, le cui parti, una volta cotta, si andranno a staccare con le mani per poterle degustare. Ed ora passiamo alla ricetta, spiegata passo passo, di questo lievitato sofficissimo e leggero come una nuvola!



25 febbraio 2020

Frittelle di carnevale alla ricotta


...Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi,
oggi sìan, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi.
Ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Ciascun suoni, balli e canti,
arda di dolcezza il core:
non fatica, non dolore!
Ciò che ha esser, convien sia.
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

(Lorenzo de’ Medici)


Scherzoso, festoso e allegro. Il Carnevale ci porta ogni anno un’ondata di coriandoli, allegria, maschere e occasioni per prenderci un po’ meno sul serio, anche in cucina. In questo periodo infatti, come da tradizione, ci si abbandona ai peccati di gola … a quelli fritti principalmente! I piatti forti del Carnevale, in ogni regione, sono infatti i dolci fritti, da guastare con tanto zucchero! Bugie, chiacchiere, crostoli, cenci, castagnole, frittelle e tortelli … tutti perfetti per stuzzicare la gola dei più golosi! Ma come ottenere una frittura leggera ed un magico equilibrio tra morbidezza e croccantezza? Il dubbio più frequente è quale olio utilizzare. Molti consigliano l’olio di oliva perché ha un alto punto di fumo 240°, ma a parer mio l’olio ideale per friggere è l’olio di semi di arachidi, anch'esso ha un punto di fumo alto, intorno ai 220°, ma un sapore meno forte di quello di oliva, così da non lasciare retrogusti, ed è ricco di acidi grassi monoinsaturi a differenza degli altri olii di semi che contengono grassi polinsaturi e hanno punti di fumo più bassi. Per la cottura, invece, vi consiglio di utilizzare una pentola di ferro o di acciaio, con fondo spesso e bordi alti, che permetta, di riscaldare gradatamente la temperatura dell’olio o una friggitrice dotata di termostato. Nel caso della frittura in padella, dovrete prestare molta attenzione a mantenete costante la fiamma ed iniziate a friggere quando la temperatura dell’olio avrà raggiunto i 170/180°C, misurandola con l’aiuto di un termometro da cucina (ce ne sono molti sotto le 10 euro). L’importante è sempre friggere pochi pezzi alla volta, perché molti insieme farebbero abbassare la temperatura dell'olio, e sempre in olio abbondante, circa un litro di olio per chilo di prodotto. Non utilizzate più volte lo stesso olio, perché quando il grasso raggiunge alte temperature l’esposizione all'ossigeno dell’aria e il contatto con gli alimenti danno origine ad un processo di degradazione, che ossida l’olio, sviluppando sostanze nocive. Appena terminata la frittura, scolate molto bene gli alimenti con l’ausilio di un ragno per fritti o di una schiumarola e poi mettete gli alimenti a scolare su carta da cucina, per assorbire l’unto in eccesso, infine zuccherate.E non coprite mai il vostro fritto ... l'umidità lo ammoscerebbe!



18 febbraio 2020

I tortelli di carnevale


Carnevale in filastrocca,
con la maschera sulla bocca,
con la maschera sugli occhi,
con le toppe sui ginocchi:
sono le toppe d’Arlecchino,
vestito di carta, poverino.
Pulcinella è grosso e bianco,
e Pierrot fa il saltimbanco.
Pantalon dei Bisognosi
“Colombina,” dice, “mi sposi?”
Gianduja lecca un cioccolatino
e non ne da niente a Meneghino,
mentre Gioppino col suo randello
mena botte a Stenterello.
Per fortuna il dottor Balanzone
gli fa una bella medicazione,
poi lo consola: “È Carnevale,
e ogni scherzo per oggi vale"

(Gianni Rodari)


Il Carnevale è una delle espressioni più autentiche della tradizione popolare del nostro Paese, con centinaia di celebrazioni in tutte le parti d'Italia. Fin dai tempi passati la fantasia, l'energia, la spontaneità e la creatività popolari hanno trovato espressione in questo evento, la cui portata simbolica andava ben al di là della semplice festa popolare, era il luogo del riso e della follia, dello scherzo, della materialità e dell'abbondanza. Non so dalle vostre parti, ma quest’anno nella mia città c’è poca aria di festa carnevalesca, pochi bimbi mascherati nelle strade, pochi coriandoli a rallegrare i marciapiedi, ma in compenso come sempre in questo periodo le pasticcerie e i forni sono pieni di ogni tipologia possibile di dolce fritto! E per me golosissima è il periodo più tentatore dell’anno! E voi avete iniziato a friggere? Oggi vi propongo un classico della tradizione lombarda: i tortelli. 


10 febbraio 2020

Il mio ragù … semplicissimo, ma con qualche consiglio per averlo perfetto!


Che io possa avere la forza
di cambiare le cose che posso cambiare
che io possa avere la pazienza
di accettare le cose che non posso cambiare
che io possa avere soprattutto l’intelligenza
di saperle distinguere.

(Tommaso Moro)


Un condimento ricco, saporito e profumato, tipico delle nostre tavole, un vero portabandiera della cucina italiana nel mondo. Perfetto per condire un buon piatto di tagliatelle o di rigatoni, ma anche per le lasagne o per una gustosa pasta al forno! Insomma un vero jolly in cucina! Questa non è, e non vuole essere, l’autentica ricetta del ragù alla bolognese, depositata il 17 ottobre 1982 alla Camera di Commercio di Bologna, ma semplicemente è la ricetta della mia famiglia. Il ragù che mangio da sempre, quello che preparava prima mia nonna e poi mia madre, e che mia figlia ha iniziato a gustare sin dai tempi del seggiolone. Fare il ragù non richiede una grande manualità, è una ricetta semplice che però necessita di materie prime di qualità e di qualche piccola accortezza. Iniziamo dalla pentola. Se è possibile preferite un tegame in coccio oppure in acciaio inox con fondo spesso, mai cuocerlo nelle pentole antiaderenti e sempre in tegami bassi e larghi per contenere gli ingredienti in maniera “estesa” e cuocere così la carne in maniera omogenea. Scegliete sempre e solo carne fresca e tritata al momento, un mix di manzo e maiale (non salsicce). Le verdure vanno utilizzate necessariamente fresche e tagliate molto finemente con la mezzaluna o il coltello, mai con l’ausilio del tritatutto e mai triti surgelati. E poi il vino, che sia rosso corposo e di ottima qualità, affinché i suoi aromi impreziosiscano il vostro ragù. Infine la cottura … lenta, anzi lentissima sul fornello piccolo e a fuoco bassissimo, più la cottura sarà lenta, più il vostro ragù sarà buono! 





4 febbraio 2020

Chiffon cake al Brachetto


Ti criticheranno sempre
parleranno male di te 
e sarà difficile che incontri qualcuno
al quale tu possa piacere così come sei! 
Quindi vivi
fai quello che ti dice il cuore
la vita è come un’opera di teatro
ma non ha prove iniziali
canta, balla, ridi 
e vivi intensamente ogni giorno della tua vita 
prima che l’opera finisca, priva di applausi.

(Charlie Chaplin)


E dopo questo incipit del grande Chaplin, non posso far altro che alzare il calice e brindare alla vita con il mio vino-spumante preferito, il Brachetto d’Aqui, e se non lo conoscete, ma vi piacciono i frizzantini, vi consiglio di provarlo! Gradevole, brioso, frizzante, allegro e profumato. Un vino dai bellissimi colori porpora o rubino con riflessi violacei. Il suo perlage è fine e persistente, è il vino della seduzione e della gioia, profumato di frutta matura, moderatamente alcolico, inebriante e morbido. Richiama i sentori della frutta rossa ed in particolar modo quello della rosa, un vino perfetto sia per preparare dolci che per accompagnarli. Un vino-spumante piemontese che io adoro e allora perché non provare ad utilizzarlo anche per fare il mio dolce preferito? Ed ecco a voi una chiffon cake al cacao con Brachetto d’Acqui, un profumo ed un sapore che vi conquisteranno!


21 gennaio 2020

Kinder plum cake


Benedetto colui che ha imparato
ad ammirare, ma non invidiare,
a seguire ma non imitare,
a lodare ma non lusingare,
a condurre ma non manipolare

(William Arthur Ward)


Invidia, deriva dal latino in-videre (guardare di sbieco o guardare storto) ed è uno dei sentimenti moderni più diffusi e più inconfessabili. Un detto sostiene che “Ci sono cose che un individuo non confessa né al prete, né allo psicanalista, né al medium dopo morto. E fra queste cose la prima è senza dubbio l’invidia”. Secondo un sondaggio condotto dall'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, sei persone su dieci affermano che le relazioni conflittuali con i colleghi, sono le  principali cause da stress lavorativo. Nell'ambito professionale, quella che dovrebbe essere una fisiologica competizione, a volte, viene esasperata e l’affermazione dell'altro diventa il segno delle proprie scarse abilità o di un'ingiustizia che si pensa di subire o di aver subito. In questo modo quella che potrebbe essere un'ambizione sana si trasforma in un continuo confronto con gli altri. Gli psicologici ci insegnano, che l'invidioso è un soggetto insicuro e con bassa autostima, certo è, che non è facile convivere professionalmente, con certe dinamiche fastidiose e malate, e soprattutto non è facile, svelare in tempo alcuni atteggiamenti finto-amicali. Per neutralizzare questi attacchi, occorre relativizzare il peso che si dà a certi atteggiamenti e mettere in primo piano i propri risultati, senza dimenticare che le amicizie si scelgono, i colleghi no, ma soprattutto che il lavoro non è la vita, ma solo un aspetto di essa.