30 gennaio 2015

Arrosto di vitella in salsa di arancia ... e i giorni della merla

I miei lettori più assidui sanno che io amo le leggende ed ogni tanto mi piace raccontarvene una, ma come sempre per chi non interessa può saltare direttamente alla ricetta, non mi offendo e non voglio annoiare nessuno. La tradizione vuole che il 29, 30 e 31 di Gennaio, gli ultimi tre giorni di questo primo mese dell’anno, vengano ricordati come i “giorni della Merla”, ad indicare uno tra i periodi più freddi dell’inverno. Questo modo di dire trae origine da una leggenda che sembra quasi una favola e che ha come protagonista una merla. La storia evoca tempi assai lontani, quando Gennaio non aveva ancora 31 giorni ma solo 28. Si narra che Gennaio fosse particolarmente scherzoso e un pò invidioso, in particolar modo con una Merla, molto ammirata per il suo grande becco giallo e per le penne bianchissime.  Per questo Gennaio si divertiva a tormentarla; ogni volta infatti che ella usciva in cerca di cibo,  lui le scatenava contro  bufere di neve e vento. Stufa di tutto questo un giorno la Merla andò da Gennaio e gli chiese: ”Amico mio potresti durare un pò di meno?”. Ma Gennaio, orgoglioso come era rispose: “ E no, carissima proprio non posso. Il calendario è quello che è, e a me sono toccati 28 giorni.”A questa risposta la Merla decise di farsi furba e l’anno seguente fece una bella scorta di cibo che infilò nel suo nido così che rimase per tutti i 28 giorni al riparo senza bisogno di uscire. Trascorsi i 28 giorni, la Merla uscì e cominciò a prendere in giro Gennaio: “Eh caro mio, quest’anno sono stata proprio bene, sempre al calduccio, e tu non hai potuto farmi congelare il becco nemmeno un giorno.” Detto ciò Gennaio se la prese così tanto che andò dal fratello Febbraio, che vantava ben 31 giorni, e gli chiese in prestito 3 giorni. Il fratello dubbioso domandò "Cosa vuoi farne?" e Gennaio rispose: “Ho da vendicarmi di una Merla impertinente. Stai a vedere”.  E così Gennaio tornò sulla terra e scatenò una tremenda bufera di neve che durò per tutti i 3 giorni. La povera Merla, che era andata in giro a far provviste, per il forte vento non riuscì nemmeno a tornare al suo nido. Trovato il comignolo di un camino, vi si rifugiò in cerca di un pò di tepore. Trascorsi quei freddissimi tre giorni uscì dal comignolo sana e salva, ma le sue candide penne erano diventate tutte nere a causa del fumo e della fuliggine. Provò a lavarsi in una pozza di neve sciolta, si strisciò le piume nelle prime foglioline verdi  … ma non ci fu niente da fare: il nero non se ne andò e il suo piumaggio bianco fu perso per sempre. Da allora Gennaio ha sempre 31 giorni e i merli hanno sempre le piume nere. E noi chiamiamo ancora oggi questi ultimi tre giorni del mese di Gennaio i giorni della merla. La ricetta che vi propongo oggi è un delizioso secondo piatto, gustoso e raffinato, perfetto per un pranzo di festa o della domenica nel periodo invernale.





Ingredienti 
(per 6 persone)
1kg di girello di vitella
40 gr di burro
30 ml di olio evo
2 gambi di sedano (60 gr circa)
100 ml di vino bianco
2 carote ( 200 gr circa)
1 cipolla bianca
2 arance
50 ml di Brandy ( in alternativa cognac)
1 litro di brodo di carne
Sale q.b.

Procedimento:
Iniziate a tritare con la mezzaluna o con un coltello ben affilato, la cipolla, le carote, i gambi di sedano e teneteli da parte. Se avete fatto mettere in rete il vostro arrosto dal macellaio, allora legate il taglio di carne in modo che  mantenga la forma durante la cottura. Prendete una pentola abbastanza capiente e versate l'olio e il burro e non appena saranno caldi aggiungete la carne salata e le verdure tritate e cuocete a fuoco vivace, girando l'arrosto su tutti i lati in modo che sia ben rosolato da tutte le parti. Sfumate con il vino bianco, e non appena sarà evaporato unite un mestolo di brodo caldo, fate cuocere l’arrosto coperto a fuoco basso per circa un’ora e mezza.   Durante questo tempo aggiungete il restante brodo, un mestolo alla volta, non appena vedete che l'arrosto si sta asciugando. Alla fine della cottura togliete l'arrosto dalla pentola e avvolgetelo nella carta stagnola, per tenerlo al caldo e fare in modo che il calore si distribuisca bene anche all'interno. Mettete le verdure e il fondo di cottura  momentaneamente da parte. Grattugiate la scorza di un'arancia  e spremetene il succo, poi spremete anche il succo della seconda arancia. Trasferite le verdure in un bicchiere e frullatele con l'aiuto di un frullatore ad immersione. Rimettete il fondo di cottura frullato nella pentola dove avete cucinato l'arrosto e aggiungete la scorza dell'arancia, il succo delle due arance e infine il brandy. Fate sobbollire per qualche minuto affinchè la salsa all'arancia si restringa e si amalgami per bene. Tagliate l'arrosto a fette, salsatelo e guarnite il piatto con qualche spicchio di arancia. Potete conservare l'arrosto e la salsa in frigorifero per un paio di giorni, in un contenitore ben chiuso.
Buon appetito! 





  Buona vita
e alla prossima ricetta!



27 gennaio 2015

Torta di pan grattato, amaretti e cioccolato fondente

Una delle grandi differenze tra l’adolescenza e l’età adulta è quella meravigliosa sensazione di sapere esattamente chi si è e non avere più l'ansia di cercare di capire chi si vuole diventare. Abbandonare finalmente quella tremenda sensazione di sentirsi sempre fuori posto, di inadeguatezza perenne, quella sensazione che fa perennemente temere il giudizio della gente o meglio del gruppo. Una delle cose che preferisco del mio essere adulta è proprio questo, sapere esattamente chi sono e cosa voglio. Poter scegliere in base esclusivamente a quello che mi dice la mia testa, il mio cuore e i miei desideri,  fregandomene alla stragrande anche quando vado in controcorrente al mondo che mi gira intorno.  Non riesco a seguire le mode, andare a vedere quel tal film solo perché tutti dicono che è bellissimo o vestirmi di verde solo perché va di moda o cucinare seguendo le ultime tendenze del momento. Io sono una divergente, riesco a seguire esclusivamente la mia testa ed il mio cuore, passo l’inverno vestendomi di nero e di grigio per poi esplodere in estate nei bianchi e nei beige ed in cucina seguo l’istinto del momento quando improvvisamente mi nasce un’idea in testa per un nuovo accostamento da provare, o mentre leggo una ricetta e me ne sento immediatamente attratta. Con questa torta è accaduto così.  Amore a prima vista o devo dire letta forse, di questa delizia devo ringraziare Mariabianca, lei ci racconta che questo dolce ha una storia antica, io posso solo dirvi che è ottimo e che lo rifarò sicuramente tante altre volte. I miei comensali ne sono rimasti entusiasti. Rimane perfetta per due giorni, oltre non so dirvi, anzi sinceramente a me il giorno dopo è piaciuta ancora di più...era profumatissima!
 




Ingredienti:
(stampo da 23 cm di diametro)
200 gr di pangrattato
200 gr di amaretti sbriciolati
200 gr di zucchero
250 gr di panna da cucina fresca
100 gr di cioccolato fondente
3 uova
1bustina di lievito per dolci
1cucchiaino di estratto di vaniglia
zucchero a velo per guarnire




Procedimento:
Prima di tutto sbriciolate gli amaretti, io ho seguito il consiglio di Mariabianca e per fare questa operazione li ho messi in un panno da cucina e con il pugno della mano li ho pestati, metodo brutale forse, ma funziona perfettamente. A questo punto mettete in una ciotola la panna, lo zucchero e mescolate con un cucchiaio. Poi aggiungete, uno alla volta, i tre tuorli mescolando con una frusta per amalgamare bene. Aggiungete il pangrattato, gli amaretti sbriciolati, il cucchiaino di essenza di vaniglia ed il lievito setacciato. Abbandonate la frusta e riprendete il cucchiaio, o se preferite una spatola in silicone, e mescolate con cura. Montate gli albumi a neve ben ferma e poi con estrema delicatezza uniteli al composto, mescolando sempre dal basso verso l'alto. Per ultimo aggiungete il cioccolato tritato grossolanamente e date un'ultima mescolata. Versate in una teglia rivestita di carta forno e cuocete a 180° per 40 minuti. Fate sempre la prova stecchino, ma ricordate che deve rimanere leggermente umida. Lasciate raffreddare, cospargete con abbondante zucchero a velo e servite, se volete esagerare accompagnatela con della crema inglese. 
Buon appetito!







Buona vita
e alla prossima ricetta!





24 gennaio 2015

Muffin salati al pesto di pistacchio

La Sicilia è il paese delle arance,
del suolo fiorito

 la cui aria, in primavera, è tutto un profumo
 Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi

 e unica al mondo,
 è il fatto che da un'estremità all'altra,
essa si può definire uno strano e divino museo di architettura.
(Guy de Maupassant)


Ci sono amori che non si dimenticano ci sono amori che si portano per sempre chiusi nel cuore, il mio amore per la terra di Sicilia è uno di questi. Se fosse per me mi rifugerei in quell’isola, per ogni mio giorno di vacanza. Amo i suoi sapori, i suoi profumi, amo il suo sole, per me lì più bello e più caldo che altrove, amo il suo dialetto, musica per le mie orecchie, una lingua nobile e mai volgare. Amo la gente, il mare, il cibo  tutto per me li è magnifico. Una terra fantastica, da Palermo a Catania, da Messina ad Agrigento, ricca di bellezze naturali, ma anche di un patrimonio culturale inestimabile. Adoro leggere Sciascia e Camilleri, mi piacciono le opere di Guttuso, adoro profondamente Pirandello …Potrei parlarne e scriverne per ore, tutto di questa terra mi attrae come una calamita, appena il mio piede tocca terra, io mi sento a casa, ogni volta che la lascio la malinconia mi assale… eppure non un goccio di sangue che mi scorre nelle vene è siculo! Ma li sono cresciuta, quando per crescita non si intende quella anagrafica, ma quella intellettuale e caratteriale. Li ho imparato cosa è buono e cosa è cattivo, ho imparato l’arte della pazienza e del rispetto, ma anche quella di arrangiarsi e sopravvivere, li ho imparato che nulla è impossibile se lo vuoi veramente, ma che nulla è dovuto e tutto va guadagnato…Basta ora perdersi nei ricordi, veniamo alla ricetta semplice, come sempre le mie, dove la differenza la fa la qualità degli ingredienti ed in questo caso anche la provenienza…caciocavallo Ragusano DOP e Pistacchi di Bronte…. All made in Sicily !



Ingredienti:
2 uova
1 vasetto di yogurt bianco
sale
125 gr di farina 00
½ bustina di lievito per torte salate
80 gr di caciocavallo Ragusano DOP

Per il pesto:
100 gr di pistacchi di Bronte (pesati sgusciati)
20gr di parmigiano reggiano
½ spicchio di aglio
3 foglie di basilico
Olio evo q.b
Sale q.b.

Procedimento:
Iniziate preparando il pesto di pistacchi, mettete sul fuoco una pentola colma d’acqua, portate a bollore e poi versate i pistacchi sgusciati, cuocete per 5 minuti o il tempo necessario per ammorbidire la buccia, poi scolate i pistacchi. Eliminate la buccia e metteteli nel vaso del mixer, versate un pò di olio di oliva, il parmigiano grattugiato, le foglie di basilico, l’aglio e azionate per qualche minuto le lame, se necessita aggiungete altro olio e poi aggiustate di sale. Frullate fino ad ottenere una crema omogenea. Ora preparate i muffin. In una ciotola unite le uova con un pizzico di sale, lo yogurt  e tre o quattro cucchiai di pesto di pistacchi e mescolate bene con una forchetta. In un’altra ciotola  unite la farina setacciata con il lievito e il caciocavallo precedentemente grattugiato o frullato nel mixer. Mescolate bene anch’essi con una forchetta. A questo punto unite i liquidi ai solidi e, con l’aiuto di una spatola di silicone, amalgamate bene il composto. Versate l'impasto nelle formine da muffin e cuocete in modalità areata a 180° per 25 minuti circa.
Buon appetito!




e con questa ricetta partecipo al contest di Fedora





 Buona vita 
e alla prossima ricetta!


20 gennaio 2015

Lemon Bundt Cake

Avete presente quando vedete un nuovo stampo da dolci e vi assale la voglia irrefrenabile di portarvelo a casa? Ma è uno di quelli bellissimi e carissimi americani e allora aspettate un compleanno o un’altra festa giusto per sentirvi un pò meno in colpa nel farvi l’ennesimo regalo “superfluo”? Per me con questo stampo è stato così, amore a prima vista, ma il bello e che poi una volta portato a casa per mesi è finito nel dimenticatoio! Che ci volete fare capita o almeno a me capita, magari avrà ragione la mia mamma  “Capita a te che che non si sa se sei più viziata o smemorata!" Bisogna vedere cosa si intende per viziata, ma credo che lei semplicemente non condivida o semplicemente non comprenda la mia mania di comprare caccavelle monderne o vintage, vedi props, e per semplificare chiuda con un sei viziata o meglio ti togli troppi sfizi inutili. Comunque non divaghiamo e torniamo a questo meraviglioso stampo arrivato tra le mie mani in un momento in cui tutto avevo tranne il tempo di stare in cucina. L'altro giorno l'incontro fatale si è ripetuto, semplicemente rimettendo a posto un pensile e la voglia di usarlo subito si è impossessata di me ed allora eccoci qui, con una torta semplice, veloce, soffice e bellissima, perfetta per darci il buongiorno durante la colazione, quasi un raggio di sole !!!!!!!!!! 




Ingredienti:
300gr di zucchero semolato
300gr di farina di grano tenero tipo 1 macinata a pietra (oppure farina 00)
100gr di fecola di patate
4 uova bio
140 ml di latte
75 ml di olio di oliva evo leggero
1 bustina di lievito per dolci
100 ml di succo di limone
la scorza grattugiata di 1 limone bio



Procedimento:
Mettete nella ciotola del robot da cucina, con la frusta per montare,  zucchero e uova e  frullate a velocità massima fino a che non saranno belle montate e spumose. Poi aggiungete l'olio e il latte e sempre mescolando unite piano piano la farina  setacciata con la fecola e il lievito. In ultimo aggiungete il succo del limone. Seguitate a mescolare a velocità media per un paio di minuti o fino a che il composto non sarà ben amalgamato. Nel frattempo imburrate e infarinate bene lo stampo che preferite, nel mio caso io ho usato uno spray per dolci invece di imburrare, lo trovo molto utile per stampi come questo molto lavorati.  Versate l'impasto nello stampo ed infornate, in modalità statica a 180° per circa 40 minuti. Ovviamente vale sempre la prova stecchino. Sfornate e lasciate raffreddare direttamente nello stampo, quando lo stampo sarà ben tiepido allora rigirate il dolce su una gratella per farlo raffreddare bene. Servite semplice o con una spolverata di zucchero a velo.
Buon appetito!






Buona giornata!


18 gennaio 2015

Grissini semi integrali senza lievito

I grissini sono uno dei più celebri e diffusi prodotti della gastronomia piemontese e uno dei più noti della cucina italiana all'estero. Si racconta che furono inventati sul finire del XVII secolo per porre rimedio ai problemi di salute del giovane duca Vittorio Amedeo II di Savoia. Il fornaio di corte Antonio Brunero, sotto le indicazioni del medico, inventò questo alimento per poter nutrire il futuro Re incapace di digerire la mollica del pane. Il successo dei grissini fu particolarmente rapido, sia per la maggiore digeribilità rispetto al pane comune, sia per la possibilità di essere conservato anche per diverse settimane senza alcun deterioramento. Re Carlo Felice li mangiava anche agli spettacoli teatrali al Regio, Napoleone non sapeva rinunciarvi e se li faceva arrivare da Torino freschi freschi, Madama Felicita, figlia di Carlo Emanuele III, posò addirittura con un grissino in mano, neanche Re Sole, Carlo V,  sapeva rinunciare ai petit batôns de Turin, come lo chiamavano i francesi. Ma chi di noi non ha mai mangiato un grissino, sgranocchiandolo per sfizio, o con avvolta intorno una bella fetta di prosciutto o usandoli come cucchiaini per assaporare della ricotta fresca?  Di grissini ne esistono, a quanto ne so io, almeno due tipologie, diverse tra di loro più per la metodologia di lavorazione che non  per gli ingredienti: i grissini "stirati" hanno pasta più morbida e possono quindi essere delicatamente tirati fino ad assumere la loro forma finale stretti e lunghi  e i  grissini "robatà" con pasta più consistente, che consente di essere arrotolata, sfregandoli col palmo delle mani, sulla superficie liscia di un tavolo.  La mia ricetta non vuole assolutamente essere l'originale, nè dell'uno nè dell'altro,  ma semplicemente la mia versione di un grissino semi integrale, che prende spunto per la formazione dalla tecnica dei tipici grissini robatà. Io li ho fatti semplicissimi, ma voi volendo potrete aromatizzarli come preferirete: origano, sesamo, cumino, liberate la vostra fantasia!


Ingredienti
80 g di farina  semi integrale di grano tenero
80 gr di farina di farro bianco
Sale marino integrale dolce di Cervia
3 cucchiai di olio evo
circa 6 cucchiai di acqua tiepida
olio extravergine d'oliva

Procedimento
Iniziate sciogliendo due pizzichi di sale nell'acqua che avrete precedentemente dosato in un bicchiere. Sul piano da lavoro sistemate a fontana la farina e iniziate ad impastarla con l'olio e poi  poco a poco incorporate l'acqua fino a che la farina sarà in grado di assorbirne. L'impasto dovrà risultare liscio  e omogeneo.  Prendere dei pezzi di pasta per creare i grissini. Fate come per gli gnocchi delle striscioline rotonde e lunghe, è importante che allunghiate questi filoncini non tirandoli ma mediante l'arrotolamento, la tecnica tipica dei grissini robatà di Chieri. Rivestite una placca di carta da forno e preriscaldate il forno a 180°C. Adagiate sopra i grissini  e con l'aiuto di un pennellino spennellateli con un velo d'olio extravergine d'oliva. Spolverate la superficie con qualche cristallo di sale e infornate per 10/15 minuti circa, o comunque sino a leggera colorazione. Sfornate, lasciate raffreddare per qualche minuto e quindi servite. I grissini si mantengono fragranti qualche giorno in una scatola di latta per biscotti o in un vaso di vetro a chiusura ermetica.
Buon appetito!










Buona domenica!




16 gennaio 2015

Filetti di rombo con salsa al mandarino, marsala e nocciole tostate

Il frutto dell’albero del mandarino porta il suo stesso nome ed è una piccola sfera leggermente appiattita sopra e sotto, con foglie piccole e profumate. La sua polpa ha il classico colore arancio chiaro ed è costituita da piccoli e succosi spicchi. Le sue proprietà benefiche sono innumerevoli, per questo vale la pena di consumarlo con regolarità. Del frutto non si butta nulla, infatti la sua buccia, sottile e profumata, è piena di limonane (principio antiossidante) che ha la caratteristica di ritardare l’invecchiamento della pelle, e sempre dalla buccia si estrae un olio essenziale in grado di calmare l’ansia e combattere insonnia. Il mandarino è molto ricco di vitamina C, fondamentale per tenere lontani i malanni di stagionei, di fibre e carotene e possiede anche molte vitamine del gruppo B e vitamina A oltre ad una consistente percentuale di ferro, magnesio e acido folico. I mandarini vengono consumati freschi, mangiati a spicchi dopo averli sbucciati, oppure possono essere utilizzati per decorare dolci, crostate, o per produrre ottime marmellate. Oggi io li ho utilizzati per cucinare dei filetti di pesce, una preparazione disarmante per la sua velocità e facilità, ma deliziosa e light e ricordate che secondo la Fondazione Veronesi 30gr di frutta secca al giorno allungano la vita!




Ingredienti 
(per 2 persone)
400 gr di filetti di rombo 
200/220 ml di spremuta di mandarini
10 ml di marsala secco
50 gr di nocciole ( per me nocciola romana DOP)
olio evo
sale

Procedimento
Sfilettate il rombo o preferibilmente lasciate fare questo passaggio alle mani esperte del pescivendolo. Fate tostare le nocciole in un padellino antiaderente o in forno caldo per qualche minuto, una volta fredde tritatele  grossolanamente (io ho usato il batticarne).  Infarinate i filetti di pesce e fateli cuocere, salandoli,  2/3 minuti per lato. Aggiungete il marsala alla spremuta di mandarino e versate il tutto sul pesce, lasciate su fuoco medio ancora  un paio di minuti  e servite  con una abbondante spolverata di nocciole.
Buon appetito!







Buona giornata
e alla prossima ricetta !






13 gennaio 2015

Pasta brioche con il metodo di lavorazione di Adriano Continisio

Avete presente quando nel quarto libro della saga Harry Potter scopre di dover combattere, per poter superare la prima prova del Torneo Tre Maghi, con un terribile drago con il nome inquietante di Ungaro Spinato? Vi starete chiedendo che c’entra questo con la cucina e con me? Con la cucina in se stessa nulla, ma con me e con me in cucina… tanto! Harry Potter ha combattuto una sola volta con questo maledetto drago mentre io sono quasi due anni ormai che combatto con il mio Ungaro Spinato o meglio per la precisione con il mio tendine sovraspinoso. Questo tendine con il nome di un drago è uno dei tendini che costituiscono la cuffia dei rotatori che serve per ruotare esternamente la spalla.  Normalmente la rottura totale o parziale di questo tendine avviene per un forte evento traumatico o negli anni per usura in alcune persone che fanno mestieri particolari, tipo gli sportivi lanciatori (pallavolisti, tennisti, cestisti) oppure chi lavora con il gomito sopra il livello della spalla (imbianchini) è più portato a sviluppare un' infiammazione cronica e una conseguente lesione del sovraspinato. Io non sono un’atleta, come sapete, e neanche un imbianchino, non sono caduta, e non ho avuto nessun altro trauma alla spalla e allora come diamine me lo sono lesionato questo tendine dal nome di un drago? Mistero!  Comunque la mia qualità della vita ha subito parecchi problemi in questi ultimi due anni, per carità le varie terapie riabilitative per allontanare il più possibile l’intervento chirurgico hanno fatto e stanno facendo miracoli, ma ancora ho tanti problemi, parecchio dolore e soprattutto tante cose che non riesco più a fare, come ad esempio impastare. E qui arriviamo in cucina  e  al motivo per cui, quest’anno, Babbo Natale mi ha regalato una planetaria….rossa e bellissima! E così per la mia gioia, anche se le braccia non lo permettono più è arrivato chi impasterà per me e per la gioia di tutti si ricomincia con i lievitati! Premetto che odio i libretti di istruzione, non li leggo mai e vado sempre a fiuto con i nuovi aggeggi, però sinceramente non sapevo bene da dove iniziare con un impasto con la planetaria  ed allora non sapendo bene come usarla, ho deciso di cominciare dalla mia amatissima pasta brioche, ma andando a copiare il metodo di lavorazione dal blog del maestro dell’arte bianca, il mitico Adriano. Se non lo conoscete, vi consiglio vivamente di farci un giro, lui è fantastico spiega benissimo ed è sempre disponibile a dare consigli a noi profani. Questo è il procedimento che lui utilizza per fare la pasta brioche per il danubio, un procedimento indiscutibilmente lungo, ma vi assicuro che all’assaggio la differenza di lavorazione si sente e come, vi  descrivo anche la versione semplificata, senza riposo notturno, ma provate almeno una volta a seguire il procedimento per intero e sentirete che nuvole! Io ho deciso di produrre delle piccole brioche monoporzione da surgelare e con un equilibrio di sapidità che le fa risultare perfette sia da abbinare al dolce che al salato. Ovviamente potrete usare questa pasta bioche, con questo metodo di lavorazione, per fare qualunque cosa la vostra fantasia vi suggerisca.

Ingredienti:
500gr di farina W 300 (in alternativa manitoba commerciale)
200gr di latte
2 tuorli ed 1 uovo intero
10gr di  sale
7 gr di lievito disidratato
40gr di zucchero semolato
75 gr di olio evo
1 cucchiaino di miele di acacia

Procedimento:
Iniziate preparando un  preimpasto. In una ciotola mettete 150gr di farina presi dal totale, il lievito e  il latte intiepidito in cui avrete sciolto il cucchiaino di miele, mescolate con una forchetta. Coprite con della pellicola e lasciate riposare per circa 30/40 minuti. Trascorso il tempo necessario mettete nella ciotola della planetaria, con il gancio a foglia,  150gr di farina, 10 gr di zucchero, il lievitino, 1 uovo e azionate a velocità 1. Non appena il composto avrà preso forma aggiungete 10 ml di olio e aumentate  la velocità a 2 per qualche minuto. Poi togliete la foglia e mettete il gancio a uncino e riavviate la macchina a velocità 2 fino a fare  incordare l’impasto. (Sarà incordato quando l’impasto si staccherà completamente dalle pareti e dal fondo  della ciotola e sarà tutto avvolto intorno all’uncino). A questo punto coprite la ciotola con della pellicola e lasciate triplicare, la temperatura in questa fase secondo Adriano dovrebbe essere di circa 28°. (Circa 2 ore) Potreste metterlo nel forno spento con la lucina accesa oppure con il vecchio metodo sotto la copertina. Riprendete la ciotola e sempre con il gancio ad uncino riavviate la macchina  a velocità 1 fino a quando tutto l’impasto non si sarà attaccato all’uncino. A questo punto aggiungete 100 gr di farina, 10 gr di  zucchero  e 1 tuorlo e impastate qualche minuto, poi quando l’uovo sarà completamente assorbito, unite  l’ultimo tuorlo,  gli ultimi 10 gr di zucchero e gli ultimi 100 gr di farina  e 20 ml di olio. Riavviate a velocità 2  e fate impastare fino ad incordatura,  poi aggiungete 5 gr di sale e altri 20ml di olio e fate andare sempre a velocità 2 per qualche minuto. Poi ribaltate l’impasto, aggiungere l'olio e il sale rimasti e riavviate a velocità sostenuta (per me 3) ribaltando spesso l’impasto, fino a che non si presenterà semilucido e liscio. Vi accorgete che l’impasto è pronto perché non ci sarà più bisogno di staccarlo dal gancio per ribaltarlo, ma la morbidezza e la forza di gravità lo faranno scendere da solo dal gancio, comunque per maggior sicurezza fate la prova del velo se c’è interrompete la lavorazione.

Procedimento lungo
Lasciate riposare l'impasto coperto per 15 minuti, poi trasferitelo sulla spianatoia e date un giro di pieghe di tipo 1, a questo punto mettete l'impasto in un contenitore sigillato e sistematelo in frigo, a 4° /5° fino al giorno seguente. Riportate il contenitore a temperatura ambiente e riprendete la lavorazione ai primi cenni di lievitazione, appiattite l’impasto con le mani e date un secondo giro di pieghe di sovrapposizione, curando di non incorporare aria. Coprite a campana e dopo 20 minuti, spezzatelo in porzioni da 30gr e procedete alla formazione delle brioche e alla successiva cottura. (questa parte è dettagliatamente descritta nella parte seguente del post, all'interno del procedimento semplificato)

Procedimento semplificato
Trasferite l'impasto in una ciotola ampia e  mettete a lievitare in un luogo tiepido fino a che non sarà  raddoppiato (circa 2 ore). Trascorso il tempo necessario, trasferite l’impasto sulla spianatoia non infarinata, tagliatelo a pezzetti di 30gr l’uno, lavorateli trasformandoli in cilindretti che poi unirete in piccole trecce, ponete la traccina arrotolata su se stessa, all'interno di un pirottino di quelli usa e getta in alluminio. Fate  lievitare per circa 1 ora, coperti con un telo da cucina. Spennellate la superficie con del latte ed infornate  in forno statico a 180° per 30/35 minuti. Nel mio forno io ho posizionato la teglia appena al di sotto della posizione centrale.

Una volta cotte queste piccole brioche si mantengono benissimo un paio di giorni chiuse in un sacchetto o in un contenitore ermetico riscaldandole un attimo al forno o al micro prima di consumarle. Ma il mio consiglio, nel caso non le consumaste in giornata, è di surgelarle appena raffreddate…saranno perfette da usare quando vorrete. 
Buon appetito!








Buona giornata
e alla prossima ricetta!







5 gennaio 2015

Biscotti bicolore al cocco e cioccolato

Prima ricetta dell’anno e che cosa poteva postare una golosona come me se non qualcosina di dolce? Visto le grandi abbuffate appena passate, per il calendario, ma non per la bilancia, ho optato per un biscottino piuttosto che per una torta, un piccolo sfizio goloso che mi fa sentire meno in colpa e poi dal 7 gennaio tutti a dieta! Ci credete? ….Io poco! Se proprio non sarà una vera dieta bisognerà almeno entrare in una fase alimentare più salutare e depurativa. La maggior parte di noi durante le feste assume una quantità di cibo e alcolici lontanissimo non solo dal suo fabbisogno, ma anche dalle sue normali abitudini alimentari.  Paste ripiene, cotechini, zamponi,  frutta secca, carne, salumi, formaggi e dolci di ogni tipo ingurgitati tra il pranzo di Natale e i cenoni della Vigilia e di Capodanno il tutto ovviamente abbondantemente accompagnato da vini e spumanti.  Già solo questo eccesso di nutrimento basterebbe ad appesantire il nostro corpo, ma le conseguenze dell’abbuffata natalizia sono spesso aggravate dalla sospensione delle attività sportive ed in generale da una maggiore sedentarietà, complici le lunghe soste a tavola con parenti ed amici che riducendo il movimento fisico, favoriscono l’accumulo di peso. Ecco quindi che se non proprio una vera dieta quello che quantomeno ci necessita è adottare un regime alimentare a base di cibi leggeri, una dieta normocalorica, ricca di frutta e verdura accompagnata dal  consumo di molta acqua. Per cui pasta, pane, pesce, carne bianca magari cucinati in versione light e si certo anche il dolce se genuino e fatto in casa ci rientra, ed io comincio dai biscotti che accompagneranno piacevolmente la mia colazione accanto ad una bollente tazza di tè visto le temperature polari. 


Ingredienti:
170 g di farina 00
80 gr di farina di cocco
100 g di zucchero a velo
15 g di cacao amaro (serve solo per metà impasto)
170 g di burro freddo
2 tuorli d' uovo
un cucchiaio di acqua fredda
estratto di vaniglia o i semi della bacca 
un pizzico di sale

Procedimento:
Preparate la pasta frolla, a mano, in un food processor con le lame o con la planetaria. Io ho utilizzato quest’ultima, regalo fresco fresco di Babbo Natale! Inserite nella ciotola dell’impastatrice con il gancio a foglia  la farina, il cocco disidratato e  il burro freddo a pezzetti e fate lavorare a bassa velocità per un paio di minuti fino ad ottenere la cosiddetta “sabbiatura”  poi aggiungete  lo zucchero, la vaniglia, le uova e l’acqua  e fate lavorare ancora a velocità bassa finchè non si saranno amalgamati tutti gli ingredienti e non si sarà ottenuto un unico blocco che rimarrà attaccato al gancio. A questo punto rovesciate l’impasto  sul tavolo e  dividetelo a metà. Aggiungete ad una delle due parti  il cacao setacciato e impastate di nuovo per alcuni secondi  fino ad ottenere due palle belle lisce di pasta frolla, una bianca e una nera. A questo punto fate dei rotolini con la pasta frolla. Prendetene  due neri e due bianchi e posizionateli alternati come colore,  ma attaccati tra loro. Aiutatevi  con le mani per compattarli bene. In questo modo formerete varie strisce bicolori  (bianco/nero/bianco/nero) che posizionerete  tra due fogli di carta forno  e farete raffreddare in frigorifero per circa 1 ora. Per lo stesso tempo mettete in frigo a raffreddare anche un coltello a lama piatta. Trascorso il tempo necessario affettate i biscotti con il coltello ben freddo e posizionateli allineati su una leccarda rivestita di carta forno,  lasciate cuocere per circa 15 minuti a 180° quindi sfornate e lasciateli raffreddare su una gratella per dolci.
Buon appetito!






Buona giornata
e alla prossima ricetta!



1 gennaio 2015

Buon anno!

Per te dolce amica
che mi segui ogni giorno
per te lettore che passi silenzioso
per te che arrivi per una sbirciatina veloce
e anche per te che sei qui per caso
 magari per la prima volta
e per tutti quelli che mi seguono 
dalle varie parti del mondo

un augurio affettuoso
affinchè il nuovo anno sia per voi 
pieno di serenità, di salute e di tante soddisfazioni
che la tranquillità regni nella vostra famiglia
e nel vostro lavoro
e che i problemi che inevitabilmente arriveranno
 siano di facile soluzione!

Per mia figlia
un augurio particolare
che questo amore sia l'anno della svolta
chiuderai il liceo e inizierai l'università
un anno che rimarrà nella tua memoria
te lo auguro con tutto il mio amore 
scintillante
così che il futuro che desideri
abbia inizio nel migliore dei modi!
 Per me e per i miei cari nuovo anno
chiedo poco

 mantienici in buona salute
e soprattutto non ci togliere niente di quello che abbiamo
la serenità ... è la chiave della felicità!


 Auguri a tutti 
e che il 2015
vi porti in dono 
tutto ciò che desiderate!!!





29 dicembre 2014

Le treccine alla ricotta di Montersino

Come avete trascorso il Natale? Spero sia andato tutto meravigliosamente bene, in serenità e con grandi abbuffate e bei regali. Il mio è trascorso in famiglia con fratello, cugini, nipoti e mia mamma, l'unica superstite della vecchia guardia come dice lei ! Babbo Natale/marito è stato buonissimo quest'anno e mi ha regalato la planetaria, rossa come la desideravo io, per cui prossimamente il blog sarà un'esplosione di lievitati! Oggi però vi regalo dei dolcini leggeri da una ricetta del mitico Montersino.  Io adoro Luca Montersino, tra tutti i grandi maestri lui è in assoluto il mio preferito. Ho tutti  i suoi libri e anche se non ho mai avuto la fortuna di poter seguire un suo corso da questi libri negli anni ho imparato tantissimo sulle tecniche e sugli ingredienti fondamentali e da lui ho copiato tante fantastiche  ricette.  Premesso che ovviamente questo non vuole certo essere un post pubblicitario, né l’uomo né il pasticcere ne hanno certo bisogno, è solo la mia voglia di  condividere con voi una sua ricetta tratta da uno dei libri che preferisco: Croissant e biscotti. Prendo spesso spunto tra queste pagine, chissà forse anche perché sono preparazioni adatte alla colazione e alla merenda, piccoli bocconcini di pura golosità che ci fanno sentire meno in colpa con la bilancia. In questi giorni post abbuffate poi queste treccine senza burro, né olio né uova sono perfette per allietare le nostre colazioni e quelle dei nostri cari con un dolcino goloso, ma leggero.




Ingredienti:
250 gr di farina
175 gr di zucchero semolato fine (250gr secondo Montersino ma io ho diminuito)
375 gr di ricotta di pecora
8 gr di lievito per dolci
5 gr di sale
1 gr di olio essenziale di limone, oppure buccia grattugiata
Per spennellare
1 uovo sbattuto (oppure latte) e zucchero semolato

Procedimento:
A mano o nell'impastatrice con il gancio a K, amalgamate la farina setacciata con la ricotta, lo zucchero, il sale, il lievito e la buccia grattugiata di un limone (oppure l'olio essenziale). L'impasto dovrà essere liscio,  ma non eccessivamente lavorato. Formate delle palline da circa 60 g ciascuna, quindi lavorate ogni pallina fino ad ottenerne un filoncino, poi piegatelo a metà e arrotolatelo su se stesso ottenendo una treccina. Adagiate le treccine ottenute su una teglia coperta con carta forno e spennellatele con l'uovo sbattuto oppure con un poco di latte. Spolverizzatele di zucchero semolato ed infornate a 180° per 15/20 minuti. Servite tiepide o fredde. Le treccine una volta cotte si possono surgelare. Prima di usarle, basterà lasciarle a temperatura ambiente 5/10 minuti e se volete, ma non è necessario, potrete anche scaldarle un attimo in forno bassissimo, o al micro.
Buon appetito!





Buona giornata!






Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...