Di solito la tecnica dell’autolisi la usano quei fortunati che riescono a far sopravvivere il loro lievito madre. Il mio non è mai neanche vissuto, io non mi cimento neanche alla convivenza con questa “creatura” da accudire e rigenerare, so già che giammai impazzissi e ci provassi, sarebbe una vita brevissima la sua, troppa pazienza, troppi rigeneri … non è nella mia indole, sorry. Lascio il lievito madre a tutte le mie amiche blogger bravissime e serie panificatrici, io sono solo un hobbista del pane. Per cui ho deciso di usare la tecnica che consente di sfruttare l’autoevoluzione del glutine, adattandola al mio lievito di birra disidratato, amico fedele, senza cure e richieste, che non mi delude mai. Per la ricetta ho seguito fedelmente quella di Raffaele Pignataro. Ricordate sempre, come suggerisce lui nei suoi corsi, che la quantità di acqua data nelle ricette di un impasto è sempre indicativa perchè dipende dal potere di assorbimento del particolare tipo di farina utilizzata. Per cui non inserite subito tutta l’acqua prevista dalla ricetta, ma tenetene sempre da parte almeno un pochino, così potrete vedere come si comporta l’impasto, ed eventualmente decidere di aggiungerne altra.
