Visualizzazione post con etichetta primi piatti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta primi piatti. Mostra tutti i post

11 gennaio 2022

Finger food contadini e le regole per una polenta perfetta


Fare la polenta è un gesto antico

che scalda il cuore

prima ancora di saziare la fame.

(G. Spaliviero)


La polenta è uno dei piatti tipici della nostra tradizione italica le cui origini si perdono nella notte dei tempi, una preparazione semplice che ci riporta indietro ad una quotidianità fatta di piatti poveri, tempi lenti e genuinità degli ingredienti. Prepararla a regola d'arte non è difficile, basterà un po' di pazienza e prestare attenzione alle proporzioni, alla farina e al tipo di pentola da utilizzare. Per quanto i preparati rapidi possano essere comodi, dedicandogli un po' di tempo e cucinandola alla vecchia maniera porterete in tavola un sapore ineguagliabile, l’importante sarà seguire poche regole fondamentali per la sua perfetta riuscita. Per prima cosa la farina. La più adatta e la più classica è la farina di mais bramata (ossia a grani grossi), meglio ancora se di produzione locale o biologica. Non consiglierei, invece, la varietà fioretto, dalla grana troppo sottile, e quindi più adatta alle preparazioni dolci o alla polentina all’onda. Un’alternativa alla classica polenta gialla è la taragna ottenuta utilizzando una miscela fatta da farina di grano saraceno e farina di mais. Seconda cosa fondamentale il recipiente di cottura. Da sempre la polenta va cotta nel paiolo, quella pentola di rame dai bordi alti e dal fondo convesso, capace di diffondere il calore in modo uniforme e far cuocere così il mais in maniera perfetta. Nei tempi antichi la polenta si cuoceva nel camino, questo metodo di cottura ormai è in disuso, ma la buona abitudine di cuocere la polenta in una pentola di rame rimane. E se non in un vero paiolo di rame che sia almeno una pentola in ghisa sufficientemente capiente. È la scelta del materiale, infatti, il   segreto per ottenere risultati superlativi, ed il rame e la ghisa rappresentano i migliori conduttori di calore. Un’altra regola fondamentale al fine di ottenere la giusta consistenza, senza il minimo accenno di grumi, è il rispetto delle proporzioni tra acqua e farina. Calcolate che per ogni chilo di farina di mais bramata, saranno necessari 4 litri di acqua.  Ed ora il punto dolente, la cottura. La polenta è un piatto che ha bisogno di pazienza, tempi lunghi e braccia forti per cuocere bene e raggiungere quella consistenza perfetta. Cremosa, ma soda. Quindi, dopo aver versato a filo la farina nella pentola con acqua e sale dovrete mescolare lentamente, continuativamente e a lungo con un mestolo di legno, mentre piano piano si addensa e cuoce. Resistete per almeno un’ora. E se avete dubbi sulla cottura ricordate meglio cinque minuti in più che in meno, più cuoce e più sarà gustosa e digeribile. 

20 luglio 2021

Insalata di pasta ricca


Il nostro destino

viene formato dai nostri pensieri

e dalle nostre azioni

Non possiamo cambiare il vento

ma possiamo orientare le vele

(Anthony Robbins)


Purtroppo per me non è un buon periodo, motivo per cui sono anche molto assente dai social, mia madre è caduta e si è fratturata il malleolo, quindi pronto soccorso poi operazione chirurgica per l’inserimento di viti e piastre e ora 30 giorni di gesso e poi tanta tantissima fisioterapia! E vista l’età di mia madre speriamo che si riprenda completamente! Comunque potete immaginare quanto la mia vita si sia sconvolta, anche solo fare su e giù dalla clinica due vote al giorno, e quanto poco tempo io abbia, quindi mi perdonerete la brevità di questo post,  ma in questi giorni mi sembra di non aver tempo per fare nulla, ed invece faccio mille cose, tra l’altro non ho certo smesso di lavorare, e purtroppo neanche di andare dal dentista ... in giornate afose e caotiche nulla di meglio di una ricca insalata di pasta da preparare con calma in anticipo, magari con il fresco della mattina, per poi trovarla pronta al bisogno. Perfetta ovviamente anche per la spiaggia, il pic nic o da mangiare in ufficio. 


2 giugno 2021

La parmigiana di melanzane ... tutti i consigli per ottenerla perfetta


All’estate chiedo

alberi gonfi di frutta e campagne dorate,

il mare azzurro e terrazze luminose,

la tregua di ogni paura e inquietudine,

un granello di allegria, una vibrazione di possibile.

(Fabrizio Caramagna)


Strato su strato di una deliziosa armonia di profumi e gusti, un’esplosione di sapori ad ogni boccone … melanzane doverosamente fritte che si uniscono indissolubilmente alla salsa di pomodoro, alla mozzarella filante e al profumo di basilico appena colto. Ingredienti semplici che combinati nel modo giusto fanno nascere un piatto strepitoso, incredibilmente gustoso ed indiscutibilmente amato, la parmigiana di melanzane è infatti uno dei piatti principe della tradizione gastronomica italiana. Per me la parmigiana è anche inseparabilmente legata alla stagione estiva e a tanti bei ricordi di grandi tavolate in famiglia, pranzi e cene in giardino tutti insieme tra chiacchiere e risate.  La ricetta che vi lascio è, infatti, la versione della parmigiana di melanzane che mi ha insegnato mia suocera, napoletana, tramandatale da sua madre. Negli anni chiacchierando con le amiche ho scoperto che ci sono molte versioni regionali di questa ricetta, c’è chi impana le fette di melanzana con l’uovo, chi con la farina, chi inserisce anche le uova sode e chi il prosciutto cotto. Nella mia ricetta la melanzana è rigorosamente e semplicemente fritta, né infarinata né impanata, condita con dell’ottima passata di pomodoro, mozzarella fresca, tanto parmigiano grattugiato e basilico appena colto. Semplice, in purezza, con qualche trucco ed un sapore ed una consistenza che vi conquisteranno ad ogni boccone, provatela e non la lascerete più! 


14 aprile 2021

Pasta al forno veloce e facilissima senza besciamella


Bisogna sempre tenere in vita la speranza

anche se la strada è difficile

e i temporali ci costringono a fermarci

Dobbiamo procurarci un motivo forte per andare avanti

e non perderci d’animo alle prime gocce di pioggia

Solo così il nostro limite sarà soltanto il cielo

(Romano Battaglia)


Sono due mesi che non posto un primo piatto. Penserete che a casa mia si viva solo di dolci o sfizi vari, ma vi assicuro che non è assolutamente così. Anzi porto avanti una dieta familiare ben bilanciata tra pesce, carni bianche, verdure, pasta, riso … ma alla fine sul blog arrivano sempre in gran misura dolci e lievitati! Però ogni tanto anche qui un intermezzo salato ci sta bene. Oggi, ad esempio, vi lascio la ricetta per una pasta al forno facilissima e veloce da preparare. In questi giorni, con il freddo improvviso che è tornato a farla da padrone, il forno accesso ci sta perfetto, se poi ci aggiungiamo un week end grigio e piovoso, praticamente ho infornato di tutto, oltre la pasta, biscotti, brioche, torte … piano piano vi farò vedere tutto. Per ora, sperando in un rapido ritorno della primavera, vi lascio la ricetta di questo timballo di pasta, senza besciamella, dove la ricotta mescolata al sugo e agli altri ingredienti, crea un condimento cremoso e gustoso che non vi deluderà. 

19 gennaio 2021

Spaghetti all'Amatriciana


Nun vojo stà a parlà de la ricetta,

che pasta ciài da usà,

pecora o grana,

quer che ce va in de n’amatriciana

si ar posto der guanciale, la pancetta.

La tradizzione certa, più romana,

sa già qual è l’unione più perfetta,

co quale sugo e come se ‘nforchetta,

‘sto primo de la storia più nostrana.

Quer che vojo rimà, co ‘sti du’ verzi,

è er nome propio de ‘sto granne piatto,

chiamato ne li modi più diverzi.

Sortanto uno è giusto, pe contratto,

è amatriciana co la A …!

(Stefano Agostino)


Molti piatti della tradizione risultano immutati nel tempo e dal lontano passato arrivano sulle nostre tavole come testimoni del gusto semplice dei nostri avi. L’amatriciana, per esempio, è un vero e proprio monumento della gastronomia romana e laziale. Fin da piccoli siamo abituati al suo sapore, alla ricetta di famiglia tramandata di generazione in generazione, secondo una precisa formula compresa di poche regole da seguire fedelmente per la sua perfetta riuscita. Prima di tutto, quando si parla di questo piatto, l’ingrediente principe insostituibile è il guanciale, assolutamente niente pancetta. Perché solo questo salume, composto da due parti di grasso e una di carne ricavato dalla guancia del maiale, donerà all’amatriciana quella particolare delicatezza e dolcezza che la rendono unica ed insuperabile. Un’altra regola è il divieto assoluto di utilizzare aglio o cipolla, ma solo una punta di peperoncino. Altro particolare importante è la padella, possibilmente di ferro, utilizzata inizialmente a freddo, così che il grasso del guanciale scaldandosi lentamente nell’olio, non rischi di bruciarsi in fretta e risultare “gommoso” all’assaggio. Sul formaggio si apre una diatriba ancor più particolare, infatti, se si vuole gustare una vera amatriciana il pecorino da utilizzare dovrebbe essere possibilmente quello tipico della zona dei Monti Sibillini o dei Monti della Laga, mentre l’uso del pecorino romano, farebbe notare al palato un gusto un po' troppo marcato. Ma comunque qualunque pecorino vogliate utilizzare l’importante è che vi ricordiate che nell’amatriciana è assolutamente vietato utilizzare il Parmigiano. E per finire il formato della pasta: spaghetti, bucatini o rigatoni? Assolutamente spaghetti! Gli abitanti di Amatrice, infatti, cittadina depositaria della ricetta autentica, condiscono con questo sugo esclusivamente gli spaghetti. Per questa ricetta hanno anche richiesto ed ottenuto nel 2004 l'Indicazione Geografica Tipica alla comunità europea. Questo piatto si fonda su ingredienti tipici e su una preparazione semplice, ma meticolosa, che lo rendono una parte fondamentale della cucina italiana adorata dai turisti di tutto il mondo.



4 novembre 2020

Vellutata mista ... extra light!


Tempi felici sono quelli in cui è lecito

pensare ciò che si vuole

ed esprimere ciò che si pensa.

(Publio Cornelio Tacito)


Tantissimi diritti che esercitiamo nel nostro quotidiano li diamo troppo spesso per scontati, ad esempio poter accedere ad internet e fruire senza limitazioni dei suoi contenuti, non è un diritto che hanno tutti i popoli. Purtroppo nel mondo molti sono impossibilitati a fruire liberamente della rete, per ragioni politiche, geografiche, economiche o sociali, e questo è sicuramente un elemento di marginalizzazione per molte persone. La rete, così come siamo abituati a conoscerla, si basa su un principio democratico di uguaglianza e di libera espressione, eppure ci sono molti paesi “digitalmente repressivi”. Alcuni bloccano i siti di informazione politica o particolari social media, altri invece bloccano qualunque sito il governo riesca a definire “immorale”, poi ci sono addirittura paesi in cui si può essere condannati per aver condiviso o messo un like ad articoli critici verso il potere costituito.  Quindi, mentre in nazioni come l'Italia ognuno di noi è libero di aprire un forum o un blog o utilizzare un qualunque social per esprimere le proprie opinioni, anche riguardo la politica ed il governo, in altri paesi ciò è stato impedito. Ad esempio viene bloccato Twitter, proprio perché utilizzato principalmente per discussioni politiche. Oppure vengono bloccati social tipo Facebook, ma anche chat come WhatsApp e Skype, per impedire alle persone di diffondere messaggi o organizzare incontri o manifestazioni a sfondo politico. L’impossibilità a connettersi produce mancanza di informazioni e ovviamente questo agevola solo chi detiene il potere.  Il web ha giocato e gioca un ruolo cruciale nella società attuale, contribuisce ad attivare e modellare nuove forme di socialità, basate sulla molteplicità e sulla pluralità delle informazioni. Internet non è solo tecnologia, è l’epoca stessa in cui viviamo. Nessuno dovrebbe restare indietro e a nessuno dovrebbe essere limitato l’accesso alla rete,  questo mondo virtuale dovrebbe essere basato su regole di libertà e di uguaglianza per tutti, senza distinzioni politiche o religiose. La fonte della ricchezza di ogni paese dovrebbero essere le idee e la conoscenza, e nessuno dovrebbe controllare le idee ed i loro processi di elaborazione.


13 ottobre 2020

Tagliatelle con prataioli e porcini ... cremosissime


Sono i giorni più belli dell’anno

Vendemmiare, sfogliare, torchiare

non sono neanche lavori

caldo non fa più, freddo non ancora

c’è qualche nuvola chiara

e si va per funghi

(Cesare Pavese)


Con l'arrivo dell'autunno anche sulla nostra tavola i sapori ed i colori cambiano e nuovi ingredienti arricchiscono la dispensa, è tempo di zucca, ma è anche tempo di funghi. Nati nel sottobosco grazie all’oscurità e all’umidità, sono perfetti per paste e risotti, secondi e contorni. Frutti spontanei della terra che regalano un sapore speciale alle nostre pietanze. Queste tagliatelle cremose ai funghi ne sono un esempio, un primo piatto che amo particolarmente, estremamente semplice da preparare, ma con una cremosità ed un gusto davvero irresistibile. Le versioni per preparare le tagliatelle ai funghi sono, ovviamente, tantissime. C'è chi predilige i funghi freschi, chi i funghi secchi, perché regalano alla pietanza un profumo ed un sapore più intensi. C'è chi le ama solo con i porcini e chi invece preferisce i misti di bosco con porcini, cantarelli, ovoli, piopparelli ecc. E poi ci sono io, che amo condire le tagliatelle con un misto di prataioli e porcini, sia freschi che secchi. Un piccolo consiglio per il momento dell’acquisto. I funghi per essere saporiti devono essere di qualità e freschissimi. Quindi il cappello deve essere duro e sodo al tatto, il porcino dovrà essere di un bel marrone scuro, mentre il prataiolo di un colore bianco pieno. La calotta superiore deve risultare fissata saldamente sul gambo che dovrà anch’esso risultare ben sodo e mai molliccio. 

5 agosto 2020

Insalata di riso Red & White


Amo i tuoi mari splendidi 
e le tue Alpi sublimi
amo i tuoi monumenti solenni
 e le tue memorie immortali
amo la tua gloria e la tua bellezza

(Edmondo De Amicis)


Ci sediamo per leggere un libro, per scrivere, per lavorare, per dipingere o comporre, ci sediamo per vedere un film, o per prendere un caffè con un’amica, ci sediamo per mangiare. Sedersi è sinonimo di sosta, pausa, riposo, ma riflettendo ci sediamo anche per viaggiare. Siamo seduti nella nostra auto durante un viaggio on the road, siamo seduti in treno mentre ammiriamo il paesaggio dal finestrino raggiungendo la nostra meta, siamo seduti sopra le nuvole nella cabina di un aereo per raggiungere un altro continente e siamo seduti sul sellino di una bicicletta mentre attraversiamo un parco. Che sia una pausa rigenerante o corroborante, l’importante però è non rimanere mai troppo seduti e troppo fermi. Siamo fatti per muoverci, per correre, per vivere il mondo, per assaporare un tramonto, per riempirci gli occhi di bellezza, per far volare alta la nostra immaginazione, per inebriarci di nuovi profumi e assaporare nuovi gusti. E mai come quest’estate abbiamo voglia di muoverci e di vivere! Con cautela, rispettando le regole, senza negazionismi, con consapevolezza e serietà, ma cercando di goderci al meglio questo tempo di vacanza, e godendocelo nella nostra terra. L’Italia è un paese meraviglioso, con bellezze naturali e artistiche che tutto il mondo ci invidia. Dalle nostre splendide montagne alle città d’arte, passando per i piccoli borghi che ti rapiscono il cuore. Per non parlare del nostro splendido mare, delle nostre coste, delle nostre isole e degli arcipelaghi. Per godere di spiagge bianche e mare cristallino non abbiamo certo bisogno di volare ai Tropici! Ma non siamo solo mare, sabbia fine e fondali meravigliosi, l’Italia è uno strabiliante museo a cielo aperto. Siti archeologici, statue, fontane, collezioni d’arte, ponti e torri raccontano l’abilità di maestri scomparsi, un passato affascinante con una stratificazione di stili e culture artistiche senza pari in cui si esprime al meglio la capacità dell’arte di farsi paesaggio. Dall’antichità al Rinascimento, dal Medioevo al Barocco, ma il nostro paese non è solo un mero computo di monumenti, musei, opere d'arte e centri storici. È qualcosa di più. È la sensazione che si prova quando si gira l'angolo e ci si trova davanti a qualcosa di inaspettato, che ci lascia a bocca aperta. Che siano le rovine di un castello, uno scavo archeologico, la stradina di un delizioso piccolo borgo o uno scorcio da togliere il fiato. Perché, dalla nostra città più grande al nostro più piccolo paese, possiamo essere certi che dietro ogni portone, sotto ogni pietra, al di là di ogni muro, in Italia c'è qualcosa che merita la pena di essere visitato. Solo di chiese ne abbiamo 100.000 nel nostro territorio e quasi tutte di un qualche particolare interesse storico-artistico. Se invece desiderate trascorrere giornate all’aria aperta godendo di paesaggi incredibili, non dimenticate che l’Italia vanta 24 parchi nazionali, che coprono quasi 1,5 milioni di ettari a terra e 71mila a mare, oltre a 32 Aree marine protette e a due parchi marini sommersi. Forse sarà per uno di questi motivi che il mondo ama venire in vacanza in Italia? 


22 aprile 2020

Sua maestà ... la lasagna


Le ricette di cucina 
sono un bene universale 
estremamente democratico
un tesoro che appartiene a tutti 
e che come le sette note
 può essere combinato in migliaia 
e migliaia di modi 
e diventare personale
a volte unico.

(Paola Maugeri)


Mi sono accorta, che non ho mai pubblicato la mia lasagna. Il piatto della mia infanzia, il preferito di mia figlia e dei miei nipoti, ma anche da marito e fratello, il piatto delle riunioni di famiglia … insomma dovevo assolutamente rimediare! La lasagna, è tra le specialità più apprezzate della cucina italiana nel mondo, ma forse non tutti sanno che questo piatto ha origini antichissime. Le prime testimonianze scritte risalgono ad Apicio, gastronomo romano e cuoco dell’imperatore Traiano, che nel “De re coquinaria libri” descrive un piatto chiamato lagana preparato con sfoglie di pasta alternate ad una farcia di carne. Molto più tardi, verso il 1200 la lasagna riappare nei lavori di due scrittori e poeti dell’epoca: Jacopone da Todi che in una sua quartina scrive: “Chi guarda a maggioranza spesse volte si inganna. Granel di pepe vince per virtù la lasagna” e Cecco Angiolieri che recita: “chi de l’altrui farina fa lasagne, il sù castello non ha né muro né fosso”. Nel 1634, Giovan Battista Crisci, pubblica a Napoli la "Lucerna de corteggiani", un’ampia raccolta di menù, in cui per la prima volta appare una ricetta in cui le lasagne vengono farcite con un latticino a pasta filata e passate al forno “lasagne di monache stufate, mozzarella e cacio”. Successivamente, sempre di scuola napoletana, nel 1881 Francesco Palma nel ricettario della “Vera cucina napolitana” pubblica la prima ricetta delle lasagne al pomodoro.  A distanza di pochi anni appaiono le ricette delle lasagne alla genovese e alla bolognese, e poi un seguire di tante varianti regionali, insomma un piatto di casa, ma con una storia antica! Fin dalla loro nascita le lasagne si sono caratterizzate come portata da servire nelle occasioni speciali, simbolo dell’opulenza della nostra cucina, a differenza di altre portate a base di pasta che per diversi secoli sono state condite con più semplicità. Ancora oggi questo piatto da solo fa festa, fa casa, fa unione e questa è la ricetta della mia famiglia.



10 febbraio 2020

Il mio ragù … semplicissimo, ma con qualche consiglio per averlo perfetto!


Che io possa avere la forza
di cambiare le cose che posso cambiare
che io possa avere la pazienza
di accettare le cose che non posso cambiare
che io possa avere soprattutto l’intelligenza
di saperle distinguere.

(Tommaso Moro)


Un condimento ricco, saporito e profumato, tipico delle nostre tavole, un vero portabandiera della cucina italiana nel mondo. Perfetto per condire un buon piatto di tagliatelle o di rigatoni, ma anche per le lasagne o per una gustosa pasta al forno! Insomma un vero jolly in cucina! Questa non è, e non vuole essere, l’autentica ricetta del ragù alla bolognese, depositata il 17 ottobre 1982 alla Camera di Commercio di Bologna, ma semplicemente è la ricetta della mia famiglia. Il ragù che mangio da sempre, quello che preparava prima mia nonna e poi mia madre, e che mia figlia ha iniziato a gustare sin dai tempi del seggiolone. Fare il ragù non richiede una grande manualità, è una ricetta semplice che però necessita di materie prime di qualità e di qualche piccola accortezza. Iniziamo dalla pentola. Se è possibile preferite un tegame in coccio oppure in acciaio inox con fondo spesso, mai cuocerlo nelle pentole antiaderenti e sempre in tegami bassi e larghi per contenere gli ingredienti in maniera “estesa” e cuocere così la carne in maniera omogenea. Scegliete sempre e solo carne fresca e tritata al momento, un mix di manzo e maiale (non salsicce). Le verdure vanno utilizzate necessariamente fresche e tagliate molto finemente con la mezzaluna o il coltello, mai con l’ausilio del tritatutto e mai triti surgelati. E poi il vino, che sia rosso corposo e di ottima qualità, affinché i suoi aromi impreziosiscano il vostro ragù. Infine la cottura … lenta, anzi lentissima sul fornello piccolo e a fuoco bassissimo, più la cottura sarà lenta, più il vostro ragù sarà buono! 





16 luglio 2019

Insalata di pasta ...nel barattolo


Viaggiare è come sognare: 
la differenza è 
che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, 
mentre ognuno conserva calda la memoria
 della meta da cui è tornato.
(Edgar Allan Poe)

L’estate è arrivata e con lei la voglia di partire. Staccare la spina e andare, senza sveglia, senza tacchi, senza trucco, un trolley un biglietto aereo e partire…. Che sia un week end od un mese, viaggiare per me è sempre meraviglioso! Viaggiare fa bene all'anima, cambiare aria, evadere dalla routine quotidiana, vivere nuove realtà, nuove abitudini, aprire la mente verso nuovi orizzonti. Viaggiare ci arricchisce culturalmente e arricchisce il nostro patrimonio emotivo, inoltre la conoscenza diretta di altre nazioni, le abitudini di altre popolazioni,  ci aiutano a riflettere su alcuni aspetti del nostro paese e magari a rivalutarne qualcuno. L’estate è la stagione ideale per viaggiare, per esplorare, per conoscere nuove culture, osservare nuovi panorami, toccare con mano quello si è solo immaginato, vivere esperienze che poi ci scalderanno l’anima per sempre. Si può viaggiare vicino o lontano, con tanto o con poco, comunque la vogliate o la possiate vivere, l’estate è il momento di staccare la spina, di dedicarci di più a noi stessi ed ai nostri cari, la stagione estiva offre una moltitudine di possibilità dobbiamo solo afferrarle e godercele!  Ed ora passiamo alla ricetta di oggi, un classico estivo per eccellenza in tutte le sue mille varianti, l’insalata di pasta. Protagonista dell’estate grazie al suo mix di semplicità di preparazione, gusto e comodità di conservazione. Risulta perfetta come pranzo, cena, pasto da portare al lavoro o in spiaggia. Ma come tutte le preparazioni, anche le più semplici, bisogna prestare un pochino di attenzione affinché il risultato sia perfetto. La pasta va cotta al dente, scolata, quindi la cottura deve essere interrotta passando il tutto sotto il getto dell’acqua fredda, altrimenti scuocerà, e condirla subito con un filo di olio evo, mescolare lasciare riposare cinque minuti e poi unire gli altri ingredienti.  Le dosi della pasta rispecchiano grossomodo quelle di un piatto caldo, ma in genere nelle insalate il condimento prende maggior spazio quindi la dose corretta è 70-80 g di pasta (cruda) a porzione. L’insalata di pasta si conserva in frigo, ma è meglio estrarla un poco prima di servirla in modo da non servirla “gelata” ma fresca o a temperatura ambiente. 


18 giugno 2019

Insalata estiva di farro con zucchine grigliate


All’estate chiedo
alberi gonfi di frutta e campagne dorate,
il mare azzurro e terrazze luminose,
la tregua di ogni paura e inquietudine,
un granello di allegria, una vibrazione di possibile.
(Fabrizio Caramagna)


Il caldo è arrivato improvviso, dirompente, lo desideravamo, ma non eravamo preparati a passare in un giorno da 15 a 35 gradi! L’arrivo delle temperature elevate fa cambiare alcune delle nostre abitudini, tra cui quelle alimentari. Perché il caldo va combattuto anche a tavola, con cibi leggeri e nutrienti, in grado di far recuperare la fame e al tempo stesso donare sollievo al corpo stressato dalla calura. Quindi via libera a paste fredde, insalate di riso o di farro, pesce fresco, tanta frutta e tanta verdura di stagione, ma anche alimenti "acquosi" come gelati alla frutta, spremute, succhi di frutta, frullati, yogurt e sorbetti. E ovviamente tanta acqua, non troppo fredda, per idratarsi adeguatamente. L’estate è anche la stagione dei pranzi al sacco. Comodo e pratico, facile da trasportare, il pranzo al sacco è ideale in mille occasioni, durante i viaggi, le giornate di relax all’aria aperta, in spiaggia o immersi nella natura, ma anche in ufficio per una salutare pausa pranzo. Oggi vi propongo una fresca insalata di farro, un cereale ricco di vitamine e di sali minerali, ma povero di grassi. Un piatto facile, veloce e gustoso che si può preparare anche in anticipo e conservare in frigorifero per 2-3 giorni. L'insalata di farro è versatilissima, potrete modificarla ogni volta seguendo la vostra fantasia: tonno pomodori e cetrioli, olive e salmone affumicato, primo sale e fagiolini, rucola e gamberetti, feta e melanzane grigliate …  e che l'estate abbia inizio!


7 maggio 2019

Risotto alla crema di zucchine, mantecato con bufala fresca affumicata


Sono le piccole crepe nella vernice delle convenzioni,
e non le rivoluzioni spettacolari
che, con lentezza, ripetizione e costanza,
finiscono per far crollare il più solido degli edifici sociali
(Josè Saramago)


Come la vogliamo definire questa primavera ... bizzarra? Un giorno caldo e assolato, un altro freddo e piovoso. Non so da voi, ma a Roma in questi ultimi giorni non sembra certo maggio … sono tornati freddo, vento e pioggia … vi sembra normale?! Quindi tristemente restano ancora relegati nell'armadio i miei nuovi capi primaverili ... ancora con il cartellino, mentre seguito ad indossare cardigan e sciarpe ed anche in cucina sento ancora il bisogno di cibi caldi e corroboranti. Ieri, per esempio, complici delle meravigliose zucchine e una deliziosa mozzarella affumicata di bufala, ho portato in tavola un risotto facile, veloce e molto gustoso. La mantecatura con la bufala fresca affumicata gli ha infatti conferito un sapore unico ... da provare! La mozzarella di bufala affumicata è una variante della classica mozzarella di latte di bufala. Viene prodotta seguendo il processo classico, ma al termine il formaggio a pasta filata viene affumicato con fumo prodotto dalla combustione di paglia o alloro. Conferendo all'esterno della mozzarella un colore ambrato ed un sapore intenso e deciso. La pasta, come di norma, risulterà bianca ed elastica, e al taglio, se di ottima qualità, sprigionerà una deliziosa abbondanza di latte di bufala, tipica di questi prodotti caseari. 


26 marzo 2019

Pennoni con gamberi, zucchine e zafferano


È primavera. 
La natura esplode al suo risveglio,
 la carezza dolce della brezza 
scompiglia i pensieri 
e s’insinua nell’anima, 
e appare sul viso un breve sorriso. 
Se guardi il tuo riflesso 
t’accorgerai che dagli occhi guizza un fremito
 di vita nuova, 
lasciati pervadere
 e sorridi alla Vita.
(S. Shan)

Finalmente la primavera è arrivata portando con sé la possibilità di rigenerarsi trascorrendo il fine settimana all'aria aperta. Roma ci ha regalato un week end meraviglioso, una primavera soleggiata mite ed inaspettata, una città in cui reimmergersi e per di più con tanti eventi a cui partecipare. Ad esempio è tornata Via libera, un’occasione per i più sportivi per percorrere in bicicletta alcune delle strade più caratteristiche del nostro centro storico pedonalizzate per l’occasione, una pista ciclo-pedonale lunga circa 15 km da via Cola di Rienzo, a via dei Fori Imperiali, a via Veneto.  In questo week end, proprio per celebrare l’arrivo della primavera, ha aperto anche il Flowers Park, un parco temporaneo ispirato al famoso Keukenhof olandese, con oltre un milione di tulipani da poter raccogliere direttamente dal campo e godersi poi a casa. Ma questo è stato anche il fine settimana, che attendo maggiormente ogni anno, cioè quello delle Giornate FAI. Ogni anno, dal 1993, il primo weekend di Primavera i volontari del FAI organizzano su tutto il territorio nazionale degli eventi dedicati alla riscoperta del nostro patrimonio storico, artistico e culturale, per darci la possibilità di visitare dei luoghi normalmente non aperti al pubblico. Una vera festa per l’anima. Avrei voluto visitare tutte le splendide strutture eccezionalmente aperte nella mia regione, ma per evidenti ragioni di tempo ho dovuto fare delle scelte … comunque è stato bellissimo! E voi cosa avete fatto in questo primo week end di primavera?   


5 febbraio 2019

Risotto zafferano, taleggio e noci


Viviamo in un’epoca molto ingenua
per esempio, la gente compra prodotti
la cui eccellenza è vantata
dalle stesse persone che li vendono

(Jorge Luis Borges)


Un gusto delicato al palato e all'olfatto, un equilibrio unico di profumi, fanno dello zafferano la spezia più preziosa, ricercata, apprezzata e cara sin dai tempi antichi. Uno dei principali motivi del prezzo elevato dell'oro rosso è la complessità del metodo di raccolta e di lavorazione, interamente manuali. Per produrre 1Kg di zafferano è necessario raccogliere sui campi circa 150.000 fiori e occorrono più o meno 500 ore di lavoro. Da circa 20 fiori si ricavano 60 pistilli che una volta essiccati e lavorati servono per preparare una bustina di zafferano. Lo zafferano è conosciuto fin da tempi remoti, era molto amato dagli antichi egizi, che lo usavano per tingere tessuti, per produrre unguenti e profumi, e come aromatizzanti per i cibi. Fu addirittura citato da Omero nell’Iliade e godeva di grande popolarità presso i greci, secondo i quali i fiori di zafferano, insieme con il loto e il giacinto, servivano da giaciglio a Zeus, re dell’Olimpo. Mentre Dioscoride, medico, botanico e farmacista dell’antica Grecia, citava per questa spezia le proprietà salutari e già da allora metteva in guardia dalle eventuali adulterazioni. Ed oggi, più che mai, dobbiamo prestare attenzione alla sua qualità e alla sua veridicità. Ricordiamoci che lo zafferano non è mai in offerta e non può essere economico: un prezzo troppo basso nasconde sempre spiacevoli sorprese. Se optate per lo zafferano in bustine fate attenzione che la polvere sia uniforme, senza puntini bianchi, di colore rosso vivo, se non è così vuol dire che è stata utilizzata una qualità scadente o che è stata mischiata ad altri componenti, come minimo senza nessun valore gastronomico. Anche i pistilli posso essere falsificati, al posto dello zafferano in stigmi si possono furbescamente commercializzare altre piante erbacee simili come il cartamo (chiamato non a caso zafferanone), la curcuma (detta zafferano delle Indie) ottima anch'essa, ma molto meno cara o addirittura il colchico, una pianta velenosa, aggiungendo al danno economico quello alla salute. Quindi evitiamo di comprare zafferano sfuso durante un viaggio in oriente, non compriamolo in rete, se non direttamente dai produttori, oppure più semplicemente acquistiamolo in un negozio di fiducia e comunque sempre di marca e di provenienza conosciuta. Perché solo il vero zafferano, spezia di eccellenza, renderà con quell'invitante sfumatura dorata e quel profumo morbido ed intenso, ogni piatto speciale!


22 gennaio 2019

Maltagliati all’uovo in crema di cannellini


Non guardarmi soltanto quando sogno
quando sorrido
quando apro finestre nel cielo 
e guardo cosa c’è oltre
guardami mentre inciampo e cado
quando combatto e sbaglio
Guardami quando ho paura
quando il buio sta per arrivare
allora sì, 
potrai dire chi sono

(Fabrizio Caramagna)


Come sapete sono terribilmente poco social, sarà che non sono certo una nativa digitale, sarà che il lavoro mi fagocita la maggior parte della giornata e che il tempo libero preferisco viverlo più che “condividerlo”, ma ogni tanto, magari in una brutta giornata piovosa come questa, capita che mi ritrovi a farmi un giretto sui social ed oggi un post di un’amica su FB mi ha colpito particolarmente e mi ha portato a riflettere. Lei parlava del cambiamento in negativo dell’interazione nei foodblog con l’avvento dei troppi social, più istantanei, ma anche più freddi … pensiero con cui concordo in pieno,  ma ora qui con voi vorrei “allargare” il concetto, vorrei parlare dell'interazione con i social e con la rete in senso lato, A volte ho come la sensazione che la situazione ci stia sfuggendo di mano. I social e la rete sono sicuramente utili per reperire informazioni o mettersi velocemente in contatto con persone lontane, e a volte fanno “compagnia”, ma troppo spesso, invece, sono abusati come vetrina dell’apparenza, e questo è ancora più evidente laddove si eliminino persino le parole, per obbligo di velocità e spazio. Di fatto viviamo in una società che si nutre di immagini, si blocca l’attimo, qualunque attimo anche quello più privato, per riproporlo immediatamente alla community… ma privo di ogni riflessione emotiva. Una foto è sicuramente piacevole da vedere, ma non conoscendo nulla di chi c’è dietro quello scatto e quale ne sia la storia, non c’è anima, non c’è sogno, non c’è emozione. Dicono che la tecnologia abbia reso la vita più facile, e su questo siamo tutti d’accordo, ma ci ha reso più felici? Lasciatemi avere dei dubbi. Vedo troppe persone camminare per strada con gli occhi fissi sul cellulare, nulla li distoglie dal loro piccolo schermo, la vita gli scorre intorno, ma non se ne accorgono. Troppi bambini hanno come baby sitter un tablet, troppe persone valgono poco, pochissimo … ma appaiono tanto! In questo spazio sociale in cui esiste una  App per tutto, da ricordarti di bere a pregare, navighiamo senza troppa consapevolezza e senza sufficiente comprensione della realtà della rete, dimenticandoci spesso e soprattutto non informandone sufficientemente i nostri ragazzi, che oltre al “nostro” mondo, dietro una tastiera si nasconde un sottobosco di delinquenza, di finte identità, di realtà parallele, di vizi e perversioni che purtroppo nella rete trovano appagamento. In quest’epoca dove la vita di tutti sembra un eterno palcoscenico, dove, protetti da uno schermo, tutti possono assumere le sembianze che desiderano, dovremmo cercare di dispensare le nostre foto e le informazioni sulla nostra vita e soprattutto su quella dei nostri bambini con più parsimonia ….perchè il lupo cattivo non è più solo dietro l’angolo...


29 ottobre 2018

Minestra di riso e piselli, la ricetta della mia famiglia


La vita non è quella che si è vissuta, 
ma quella che si ricorda 
e come la si ricorda per raccontarla.

(Gabriel García Márquez)


Negli anni settanta, negli Stati Uniti venne creata la definizione “comfort food”, un’espressione ormai universalmente utilizzata per indicare quel cibo che infonde in chi lo mangia emozioni positive e rasserenanti. Piatti il più delle volte semplici e genuini, spesso ricette di famiglia. Il cibo che si cerca quando vogliamo regalare a noi e ai nostri cari una coccola, un momento di confortante tranquillità. Cibi che già dal primo boccone ci riportano indietro nel tempo, a certe atmosfere affettive piacevoli e rassicuranti. Ovviamente ognuno ha i suoi comfort food, i miei  - dolci o salati - sono in assoluto quelli legati alle tradizioni culinarie della mia famiglia, i piatti della nostalgia, quelli della mia infanzia, il cui solo profumo mi accarezza il cuore e mi riscalda l’anima. Quasi sempre piatti poco elaborati, ma strutturati a forza di affetto. Quando le ricette si appuntavano sui quaderni o si tramandavano a voce e quando c’erano più quanto basta che grammi. Oggi, che una bufera di vento e pioggia rumoreggia fuori dalla porta, mi sembra la giornata più adatta per un caldo comfort food, come questa corroborante minestra di antica memoria.   


12 giugno 2018

Linguine al ragù di moscardini


"... La vita è un uragano che ci strappa le vele
un'autostrada in fiamme con curve di miele
è una tempesta, 
è un tuffo dentro a un cerchio di fuoco
la vita è un gioco
Ma l'amore ci dilata sciogliendo i nostri cuori
trasforma i nostri giorni in una pioggia di colori
negli occhi di tuo figlio rivedi la tua infanzia
distese di conquiste e ceri di speranza
 la vita è un gioco da eroi"
(Negrita)

La vita è un divenire continuo, una sfida quotidiana, un chiudersi e schiudersi di porte. Sta a noi trovare il giusto modo per affrontarla, perché non va mai subita, ma sempre sfidata. Mai lasciarsi abbattere. Cadere fa parte del gioco, a volte anche facendosi molto male, ma rialzarsi a testa alta è ancora più bello, e non è da tutti. La vita va affrontata con coraggio, intelligenza e determinazione senza dare troppa importanza ai giudizi degli altri, chiunque essi siano, ma ascoltando costantemente il proprio cuore. Mai lasciarsi suggestionare o ancor peggio abbattere ... né un trono né un ruolo daranno mai a qualcuno il potere di farci abbassare gli occhi e dire sissignore se il nostro cervello ci urla che non è giusto. Ed invece purtroppo vedo e leggo spesso di troppe giovani donne che non ce la fanno, non tirano fuori le unghie, non mordono, non si rialzano... non scappano. Sono stanca di certe notizie, eppure il mondo si evolve, ma in alcuni coni d'ombra sembra fermo ai secoli scorsi ... coraggio aprite quella porta, rompete quella finestra, alzate lo sguardo, proteggete i vostri bambini, liberate voi stesse ...siate i nostri eroi!   



8 maggio 2018

Tagliatelle al pesto di asparagi, basilico e pinoli


Sono cresciuto in mezzo ai libri
facendomi amici invisibili
tra le pagine polverose
di cui ho ancora l'odore sulle mani.
(Carlos Ruiz Zafon)


Praticamente vivo on line per lavoro e per diletto. Ho un blog, una pagina Facebook, un account Instagram e uno Pinterest. Vivo un legame strettissimo con il mio iPhone, non esco senza il mio iPad, leggo i giornali on line e i libri sul Kobo. Ho un App per molto, se non per tutto. Mi piace il web e non credo che potrei più farne a meno.  Fonte infinita di informazioni immediate, invito costante alla connessione, alla condivisione, alla rapidità … 15 secondi al massimo per una instagram storie, molti meno  per un like o  un cuoricino. Tutto il nostro mondo gira intorno alla tecnologia.  Ma ogni tanto sento il bisogno di staccare, di tornare alle origini, all'antico e allora complice un piovoso sabato pomeriggio riprendo in mano un libro "di carta" e  subito mi invade una sensazione di serenità e benessere, un pò come ritrovare un amico dopo tanto tempo. Il piacere delle pagine di carta da sfogliare,  il profumo, il calore … il corpo dell'emozione che racconta. Un libro è novità che ti emoziona e ti travolge quando è nuovo, ma quando dopo anni lo riprendi in mano, le pagine logorate, i segni del tempo, le sottolineature fatte con la matita, la foto che ritrovi conservata tra le sue pagine … ogni libro porta con sé dei ricordi e ogni copertina ha le sue cicatrici, ma come un vecchio amico di famiglia non lo abbandonerai mai. E nascosto tra le pagine di un vecchio libro di cucina ho trovato un foglietto con appuntata questa ricetta, un primo piatto leggero e gustoso che racchiude in se l’essenza della primavera, che dalle mie parti fatica a stabilizzarsi. 


16 aprile 2018

Minestra di riso e patate ... c'era una volta la primavera!


E’ pur vero che l’ordine antico delle stagioni 
par che vada pervertendosi. 
Qui in Italia è voce e querela comune, 
che i mezzi tempi non vi son più; 
e in questo smarrimento di confini, 
non vi è dubbio che il freddo acquista terreno
(Giacomo Leopardi)


È come se questo lungo inverno non se ne volesse proprio andare, anche se in realtà la primavera sarebbe arrivata da parecchio, il cielo è troppo spesso grigio, la pioggia e il vento sono quasi costanti. Certo le temperature sono un pochino aumentate,  ma non mi basta…io voglio il sole, il suo calore sulla pelle, voglio il cielo azzurro, voglio poter passeggiare sulla riva del mare … voglio l’estate! Questa primavera instabile mi infastidisce … ho voglia di togliere l’ombrello dalla borsa, ho voglia di camicette leggere, di pantaloni di lino,  di fresche insalate, di gelati  ed invece sono ancora qui con il cardigan di lana a scrivere una ricetta tipica invernale che purtroppo …ci sta tutta in questa grigissima giornata. Il meteo domani prevede sole … ma dopodomani nuovamente temporale !