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11 novembre 2020

Ciambella al doppio yogurt


Una generale insocialità rimove l’uomo dall’uomo

Una solitudine, una mestizia, uno squallore,

per tutte le vie, per tutte le case, su tutte le facce…

(G.G.Belli)


La novità dello smart-working, la didattica a distanza improvvisata, gli aperitivi in video chiamata con gli amici, le maratone su Netflix, gli allenamenti in casa, i cori dai balconi … ormai sono storia. Ora la realtà è diversa … c’è più diffidenza, più pessimismo, più egoismo, più rabbia e più stanchezza. Ce lo avevano detto che sarebbe arrivata la seconda ondata, ma in cuor nostro speravamo che non fosse vero o almeno che non fosse così travolgente …. Non mi interessa in questo momento infliggere colpe, che peraltro ormai sono evidenti, dal mancato adeguamento del trasporto pubblico o delle strutture sanitarie, soprattutto in alcune aree del nostro paese, al generico lassismo estivo rispetto al mantenimento delle misure elementari di protezione, o al comportamento totalmente irresponsabile di certe fasce di età, senza dimenticare l’incosciente campagna negazionista e l’imprudente atteggiamento di chi ha addirittura parlato, dall’alto del suo scranno, di un virus meno pericoloso e clinicamente morto. Non mi interessa recriminare su ciò che è stato o che sarebbe dovuto essere, ora mi piacerebbe vedere in tutti un po’ più di senso di responsabilità, di senso civico e anche di senso dello Stato. Vorrei che tutti insieme reagissimo e combattessimo l’evidente comune nemico, che è il virus. Vorrei vedere un arco costituzionale unito contro l’emergenza e non realtà politiche contrapposte per interessi singoli o a fini di Palazzo, vorrei non vedere delle chiese trasformate in ospedali improvvisati, vorrei non sentire questo “tutti contro tutti” quotidiano, vorrei non vedere la violenza nelle strade e vorrei tanto vedere strade e lungomari molto meno affollati ... siamo tutti più stanchi e meno propensi a nuovi sacrifici, ma purtroppo non c’è altra scelta a quanto pare. Quindi stringiamo i denti, scaviamo dentro di noi, tiriamo fuori la forza e l’orgoglio e combattiamo, tutti insieme. Anche se ci sentiamo come un vecchio pugile stanco … alziamoci e speriamoci di nuovo. Per uscirne serve un grande impegno comune, sicuramente da parte delle istituzioni, ma anche da parte di ciascuno di noi. Perché siamo tutti dalla stessa parte della barricata.  Gli esseri umani si abituano a tutto è vero, ma non è accettabile abituarsi a questo nuovo modo di vivere che prevede da un lato una costante limitazione delle libertà personali e dall’altro la convivenza forzata con questo maledetto virus e quindi la coscienza di poterlo contrarre da un momento all’altro … con esiti incerti peraltro. Perché i sintomi, come tutti sappiamo, potrebbero essere lievi, ma anche molto devastanti o addirittura letali. O forse ancor peggio il virus potrebbe utilizzarci come ignari veicoli asintomatici per infettare le persone che amiamo… le più giovani o le più anziane … persone che, di fatto, potrebbero soffrire moltissimo solo per colpa nostra, magari a seguito della nostra superficialità o irresponsabilità, persone a cui nell’ipotesi più nefasta potremmo non poter dare neppure quell’ultima carezza … Io non ci sto, né per me né per chi amo, né per i miei amici né per i miei concittadini, non voglio sensi di colpa di questo tipo, non voglio la sofferenza di nessuno sulla mia coscienza e quindi cerco di dare nel mio piccolo il buon esempio. Quindi parlo quando vedo qualcosa che non va, quindi insisto con chi ancora vacilla nella comprensione del problema, quindi cerco di insegnare i giusti comportamenti ai più giovani e riluttanti e spiego con delicatezza ai più anziani le regole da seguire e non demordo nel mio intento e non mi lascio travolgere dallo tsunami, non mi lascio abbattere. Siamo di nuovo in trincea, in una guerra che possiamo combattere solo rispettando le regole e con il senso collettivo di sacrificio e la determinazione di potercela fare. Non serve la complessità di grandi discorsi, ma solo la forza e la semplicità dei piccoli gesti quotidiani da parte di ognuno di noi. L’angoscia e la paura di oggi devono trasformarsi in coraggio per difendere il nostro domani e quello dei nostri figli … un domani libero e sereno, pieno di abbracci, baci e sorrisi.

2 giugno 2020

Ciambella con fragole frullate


Non smetterò mai di sognare
avrò forza per vincere
coraggio per non mollare
pazienza per persistere.

(Andrew Parker)


Eccoci agli albori di una nuova realtà, complessa, globalizzata, intrecciata, ed in continuo mutamento, che obbliga tutti a diventare tecno-consapevoli, anche i più anziani, per riuscire ad adattarsi ad un prossimo futuro non facile da immaginare, ma sicuramente diverso, nel quale saremo costretti a sopravvivere a varie crisi: economiche, ambientali, sociali e anche politiche. Crisi che per essere evitate, o quantomeno il più possibile arginate, avrebbero bisogno di un maggior pensiero critico e di lungimiranza, ma anche di affermare nuovi valori, come la solidarietà e la collaborazione tra le genti e le nazioni, abolendo il protagonismo individuale nel sociale e in politica. Ma in questo strano prossimo futuro, del quale il covid-19 è il vessillifero, ci saranno purtroppo anche crisi personali di vario tipo. L’atmosfera di abbandono delle nostre città semideserte ci ha fatto male al cuore, per mesi abbiamo convissuto con la paura, sperando e sognando il ritorno del rumore, del traffico, della vita. Ma ora che l’orizzonte sta cambiando, ora è il momento del cauto ottimismo. Il momento della cautela personale che conseguentemente diventa cautela sociale. Il momento di non dimenticare, per non regredire. Il momento di essere generosi con noi stessi, il momento di prendere atto delle nostre sensazioni e delle nostre emozioni, comprese quelle negative. Ora è il momento di concederci tempo. Il tempo di superare tutto questo, riconquistando le nostre libertà, muovendoci con senso di responsabilità negli spazi che tornano ad aprirsi davanti a noi, ma anche assecondando il nostro desiderio di cautela, se questo ci fa sentire più sereni. Come in tutte le cose della vita, laddove c’entrano emozioni e sentimenti, ognuno ha i suoi tempi. Non siamo tutti uguali, caratterialmente ed emotivamente, ognuno di noi ha affrontato questa pandemia ed il conseguente lockdown, con le proprie armi psicologiche e con le stesse, ora, si dovrà affacciare responsabilmente a questa pseudo normalità, che speriamo per tutti si risolva in pochi mesi. Intanto, io cucino e, complice un sabato piovoso e fragole in eccesso da smaltire, ho preparato una ciambella da colazione deliziosamente soffice, ma “senza pezzi di frutta”, così che anche i più piccoli e schizzinosi possano gustarla senza fare storie. Il colore dell’interno, forse è un tantino inquietante, ma ditemi, dalla foto della fetta si intuisce la sofficità? 


20 giugno 2013

La ciambella della nonna

La scuola è finalmente finita e dopo tanta pioggia, tempo brutto e un inverno che sembrava non finire mai, finalmente è arrivato il sole e noi siamo scappati  al mare per quattro giorni. Avevo veramente voglia e bisogno di rifugiarmi nel mio giardino, controllare le mie piante, passeggiare sulla spiaggia, insomma un primo assaggio d’ estate. Ovviamente mai che si possa essere soli, non sia mai che mia figlia non si porti  qualche amico/a. Questa volta due ragazze, compagne di classe. Avete idea di cosa vuol dire avere a tavola tre ragazze sedicenni alla loro prima prova costume della stagione? Abbiamo mangiato tanto pesce, insalatone e frutta e per colazione, unico dolce accettato, ho preparato per tutti  il mitico ciambellone all’olio della mia nonna … un dolce quasi light!